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. Musiche e balli fra XVI e XVIII secolo. In margine all’ “amaro caso” della baronessa di Carini.
Non mancarono gli intrattenimenti musicali, ingredienti indispensabili per creare uno scenario sfavillante e adeguato all’avvenimento, il cui apice era costituito dai momenti danzati, passatempo ideale degli aristocratici del tempo. Come ci racconta una relazione coeva, nei quindici giorni dei festeggiamenti “diversissimi balli” impegnarono dame e cavalieri da mattina sino a tarda sera, mentre durante il banchetto cantanti provetti erano chiamati ad allietare, con le loro voci, le raffinate orecchie degli illustri ospiti, accompagnandosi spesso con strumenti musicali. Furono probabilmente di questo genere le musiche che la baronessa di Carini aveva avuto modo di ascoltare trent’anni prima, durante i festeggiamenti per le sue nozze con Vincenzo La Grua, barone di Carini. Il copione era sempre lo stesso, come si sarebbe ripetuto mille altre volte: una giovane donna si apprestava ai vincoli di un matrimonio imposto dal padre, in questo caso Cesare Lanza conte di Mussomeli, del tutto ignara del tragico destino che l’avrebbe attesa. Delusa dal matrimonio e divenuta amante di Ludovico Vernagallo, secondo la leggenda Laura Lanza fu sorpresa e uccisa dal padre insieme all’innamorato, con il beneplacito del connivente Vincenzo La Grua. La vita matrimoniale di una infelice sposa doveva essere certamente triste, ma non le distrazioni e gli svaghi musicali di cui essa, membro della nobiltà, poteva godere. A rievocare quel particolare ambiente sul piano musicale è rivolto il concerto che avrà luogo nel Castello di Carini martedì 23 marzo alle ore 21.30, a corollario della serie di iniziative promosse dall’ICAA (l’International Crime Analysis Association) per la riapertura dell’inchiesta sull’omicidio della baronessa nei luoghi che furono teatro della vicenda. Affidata alle sapienti corde del violino di Alfia Bakieva e del clavicembalo di Ivana Cascina, la prima parte del concerto è cronologicamente la più vicina al periodo che fa da sfondo all’avvenimento. Ne costituiscono il fulcro i brani appartenenti al genere del “ballo di corte” che, come abbiamo detto, fra gli intrattenimenti musicali del periodo, erano senz’altro i più familiari all’aristocrazia siciliana di Cinque e Seicento. Anche se composte nella seconda metà del XVII secolo, le Partite o Variazioni sul ballo di Mantova per clavicembalo di Gaetano Greco (1657 – 1728) rimandano ad un contesto che sembra non fosse del tutto estraneo ai Siciliani, se ricordiamo che nel 1545 era arrivato a Palermo il viceré Ferrante Gonzaga, portando da Mantova alcuni cortigiani e valenti musicisti, fra cui anche il dodicenne Orlando di Lasso che rimase a Palermo per sei mesi. In questo brano il sapore arcaico della danza originaria quasi non si perde, pur stemperandosi nelle cadenze e nelle variazioni alle quali è sottoposto il basso ostinato, secondo una prassi assai diffusa nel repertorio cembalistico dell’epoca. Discreta fama raggiunsero il Ballo detto “Il Pichi” e le Variazioni sul Pass’e mezzo di Gaetano Picchi (1571 o 1572 – 1643), attivo a Venezia nella prima metà del XVII secolo. Le composizioni appartengono alla Intavolatura di balli d’arpicordo del 1621 e soprattutto la prima si distingue per la semplicità della linea melodica cui talvolta fa da contraltare il carattere più articolato dell’accompagnamento della mano sinistra. I tre balli inframmezzano l’esecuzione di altre tre composizioni: la prima e l’ultima, rispettivamente di Giovanni Paolo Cima (1570 ca. – 1622) e di Dario Castello (XVII secolo), rimandano al mondo delle “Sonate a 2” del primo Seicento, certamente protese verso il futuro, in attesa dei frutti più maturi degli anni a venire; il brano che si colloca al centro della prima parte è invece ripiegato verso il passato e di quel passato coglie l’essenza più autentica, ben rappresentata dai traguardi che ai tempi della baronessa di Carini i compositori di musica vocale stavano raggiungendo in tutta Italia e anche in Sicilia, grazie all’attività della cosiddetta “Scuola polifonica siciliana”. Si tratta della trascrizione per violino e clavicembalo del madrigale Anchor che col partire (1547) di Cipriano de Rore, composizione fra le più celebri del Cinquecento, oggetto di numerose parodie e variazioni, fra cui quella del bergamasco Riccardo Rognoni (1550 – 1620 ca.) inclusa nella Selva dei varij passaggi (1620) del figlio Francesco. Il
legame con l’ambiente siciliano di un compositore di origine
bergamasca, a prima vista inesistente, in realtà lo si può trovare nei
frequenti spostamenti dei compositori isolani verso il nord Italia (si
pensi ad esempio a Mauro Ciaula, Nicolò Toscano e soprattutto a Pietro
Vinci, attivo a Bergamo nella seconda metà del XVI secolo) e
nell’arrivo di alcuni musici continentali nell’isola (come
Bonaventura Rubino), con il conseguente passaggio di stilemi e moduli
compositivi. A tutt’altro periodo ma alla medesima atmosfera di musica
“domestica” fanno riferimento i brani della seconda parte del
concerto: dalla Sonata n. 1 in Sol
minore per violino e basso continuo di Georg Philipp Telemann (1681
– 1767), esempio raffinato di morbido dialogo fra i due strumenti, al
contrappunto geometrico della Toccata
in Re maggiore BWV 912 per clavicembalo di Johann Sebastian Bach
(1685 – 1750). Chiude il programma la Sonata
in Sol minore op. 1 n. 1 per violino e basso continuo di Francesco
Maria Veracini (1690 – 1768), perfetta sintesi di passato e presente
nella riproposizione di danze stilizzate dal gusto antico, quali la Paesana,
il Minuetto e la Giga. Ilaria Grippaudo
Martedì
23 Marzo, ore 21.30
Programma
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Giovanni Paolo Cima
(1570
ca. - 1622) Sonata a 2 Gaetano
Greco (1657
ca. - 1728) per
clavicembalo Riccardo
Rognoni
(1550
– 1620 circa) Ancor
che col partire Madrigale
trascritto per violino e clavicembalo Giovanni
Picchi
(1571
o 1572 - 1643) Ballo
ditto il Pichi Variazioni
sul Pass’e mezzo per
clavicembalo Dario
Castello
(
? – tra il 1644 e il 1658) Sonata
seconda per
violino e clavicembalo |
Georg
Philipp Telemann
(1681
- 1767) Sonata
n. 1 in sol minore (dalle
Sonate Metodiche) per
violino e clavicembalo: Adagio. Vivace. Grave. Allegro Johann
Sebastian Bach
(1685
– 1750) Toccata
in Re maggiore BWV 912 per
clavicembalo:
Presto, allegro.
Adagio, andante. Con discrezione, Fuga. Francesco
Maria Veracini
(1690
- 1768) Sonata
in sol minore op. I n.
1 per
violino e clavicembalo: Ouverture.
Aria. Paesana. Minuetto. Giga
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Segue Concerto di musica popolare: ZÀHARA ENSEMBLE
Lo Zàhara Ensemble è un gruppo vocale-strumentale che dal 1997 promuove la rivalutazione del patrimonio musicale siciliano, spesso tramandato solo oralmente a partire dal XVII secolo, scegliendo sempre i brani dopo attente ricerche storico-musicali, riarmonizzandoli secondo uno stile raffinatamente classico che sfugge ogni tentazione folkloristica. La scelta di ricercare e rivalorizzare le antiche melodie del repertorio musicale popolare della nostra terra nasce da un atto d’amore, amore per le antiche tradizioni soffocate dalla musica contemporanea il più delle volte esterofila. Abbiamo dimenticato come il popolo siciliano sottolineava la forza dei suoi sentimenti di gioia, di dolore, d’amore, di rabbia o gelosia attraverso il canto, ed anche i ritmi del lavoro erano spesso segnati da melodie ritmiche. Non tocca a noi fare un’analisi dei motivi che hanno portato alla situazione attuale di estrema decadenza musicale, noi prendiamo atto del fatto che il mito delle “Mattinate e Serenate d’amore” o delle famose “Abbanniate” è finito. Il cuore dei siciliani non batte più. Si è spostato altrove o i siciliani non hanno più un cuore? Non abbiamo risposte, ma rimpianti, tanti. Nei nostri spettacoli diamo a questi antichi ricordi lo spazio per non vederli scomparire del tutto e lasciamo che ci emozionino ancora con i sentimenti evocati dai suoni. Attraverso la musica assistiamo ad un’azione in cui cronache e storia si mescolano in un percorso che va dal settecento al novecento con una straordinaria capacità di rievocazione di sentimenti e fatti vissuti e, ormai, dimenticati…, creiamo insomma una “memoria”. E proprio questo è il senso dei nostri concerti, mettere al posto del vuoto una rete di memorie, che crei collegamenti tra passato e presente e tra presente e futuro senza perdere il senso delle nostre radici. La memoria come testimonianza e come cultura per fare in modo che non tutto muoia. In fondo è la nostra speranza. L’attuale
formazione dell’Ensemble è composta da: Milco Gerardi e Davide
Lo Presti, tenori, Rosanna Balistreri e Mariangela
Cavarretta, soprani, Luigi Maddalena, baritono, Claudio
Barbera (arrangiatore), chiatarra e flauto, Toni Di Gregoli ,
chitarra, Ivana Cascina, aiuto concertatore. La direzione e la Tecnica vocale è curata da Agata De Luca. Ti è piaciuta questa pagina? Hai trovato notizie interessanti?
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