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In
un documento conservato nell’Archivio Storico del Comune di
Caravate e risalente all’anno 1852 si parla del “…grandioso
organo di questa Parr.le eretto nel 1849 con private
oblazioni…” e
si tratta effettivamente di un “grandioso organo”:
quasi un secolo e mezzo dopo, in un’opera fondamentale per
la storiografia organara lombarda e italiana (“La tradizione
organara nel territorio Varesino”, Nicolini Editore 1987),
Mario Manzin così scrive, parlando dell’autore
dell’organo caravatese, Giovanni Franzetti: “Sullo
scadere della prima metà del secolo ha la soddisfazione di
vedersi chiamato nella parrocchiale SS. Giovanni Battista e
Maurizio di Caravate dove colloca un maestoso strumento a due
tastiere, forse la sua opera maggiore” e più oltre
“vuole lasciare alle porte di casa un documento di capacità
costruttiva: e ci riesce.”
Dal
documento citato, che altro non è se non una relazione
(datata Caravate 24 luglio 1825) che la Deputazione
Amministrativa del Comune di Caravate invia all’”I.R.
Sig. Commissario Distrettuale di Cuvio” a
giustificazione per aver deliberato lo stipendio annuo di Lire
200 ad un organista, si ricava una preziosa serie di notizie.
L’organo qui definito “grandioso” è
stato posto in cantoria nel 1849 grazie alle private
elargizioni dell’intera comunità caravatese da Giovanni
Franzetti e dai suoi figli (Giuseppe Antonio e Tobia) tutti
quanti nati a Gemonio, quindi poco distante da Caravate, ma
operanti a Intra (dove avevano intravisto maggiori possibilità
lavorative); l’organo è stato fabbricato “…con
evidente pregiudizio del loro interesse…” e nonostante questo “si sono anche offerti, e si
prestarono gratuitamente pel suono ed occorrente manutenzione
a tutto il successivo 1850…” .
Sembra di leggere tra le righe che la voglia di fare un buon
lavoro, praticamente nella “nativa loro patria” o
quasi, fece fare all’organaro Franzetti un pessimo affare
dal punto di vista economico e forse per compensare in qualche
modo quella perdita uno dei figli di Giovanni, il primogenito
Giuseppe Antonio, che nel 1850 ha ventidue anni, ha
l’incarico per Lire 200 annue di organista ufficiale
direttamente dalla Deputazione Amministrativa e non dalla
Fabbriceria o dalla Parrocchia che versano in non buone
condizioni economiche, ma che, comunque, partecipano
provvedendo “col
mantenimento ed anche coll’alloggio quando occorre” (non
dimentichiamo infatti che l’organista risiede ora ad Intra
nello “Stato Sardo” e per venire a suonare deve
intraprendere un non certo comodo viaggio con relativo
attraversamento del Lago Maggiore).
Giuseppe Franzetti mantiene l’incarico fino al febbraio
1853, quando gli subentra un Mascioni, certamente appartenente
alla nota famiglia organara valcuviana, fino al 1863.
Proprio in quell’anno, il 1863, alcuni scritti parrocchiali
ci segnalano un lavoro di riordino e di pulizia che dovette
essere ben importante perché i documenti poi ci parlano
addirittura di “nuovo organo”: si può comunque
ritenere al massimo un restauro poiché, se si fosse trattato
d’altro, sarebbe stata tolta la targhetta che attribuisce la
paternità dell’organo al Franzetti.
Autore di quel lavoro di restauro è Giacomo Mascioni,
l’organaro di Cuvio (1811-1896) iniziatore di quella
dinastia organara che è da considerarsi la più antica
d’Europa in attività.
Il collaudo, a lavoro ultimato, è effettuato il 7 giugno 1863
da Gerolamo Bassani, di Laveno, che nella relazione finale lo
giudica ottimo e poi “…ben pulito e ben riordinato”.
Più
avanti nel tempo, nel 1886, si parla di nuovo dell’organo
perché si chiede un preventivo – probabilmente per altri
lavori di restauro o di riordino e pulizia – alla ditta
“Talamona e Vedani (successori a Maroni-Biroldi)”: gli
archivi nulla poi dicono di questi lavori.
Altro lavoro di pulizia fu effettuato (ma da chi?) nel 1927:
lo si deduce da un questionario allegato ai documenti della
visita pastorale di quell’anno (Mons. Adolfo Luigi Pagani)
ove alla domanda “esiste l’organo?”
il parroco Don Agostino porro risponde “Vi è un
buon organo, ripulito nel corrente anno secondo le
prescrizioni, la manutenzione spetta alla chiesa”. Sempre
dai documenti allegati ad altre visite pastorali ben poco si
ricava circa l’organo: solo in occasione della visita
pastorale di Mons. Teodoro Valfrè di Bonzo Cavour nel 1898,
viene scritto, nella descrizione della chiesa, “Esiste
buon organo in discrete condizioni”.
Per
la cronaca recente si ricorda che sono stati tenuti con
l’organo Franzetti concerti di notevole rilevanza: il 21
ottobre 1978 il maestro Giancarlo Parodi, invitato dalla
Parrocchia di Caravate, si esibisce con composizioni di
Haendel, Galoppi, Stanley, Padre Davide da Bergamo; l’11
settembre 1982 si tiene un concerto di Mario Duella
nell’ambito della manifestazioni “Antichi organi: un
patrimonio da salvare” (musiche di Bach, Luchesi, Cervellini
ed altri autori); infine, nel dicembre del 1984 la Biblioteca
Comunale di Caravate organizza un concerto tenuto
dall’organista Guido Paroni, applaudito a lungo da un
centinaio di persone.
M°
Marco Cadario
diplomato
in pianoforte presso il Conservatorio G. Verdi di Milano
diplomato in Fortepiano e Pianoforte romantico presso la
prestigiosa Accademia di Imola
concertista ed apprezzato esecutore su strumenti storici a
tastiera
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