Clarinetto


 

 
 

Clarinetti settecenteschi

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Clarinetto 17 chiavi in Si bemolle

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Clarinetto basso

 

Strumento a fiato ad ancia semplice e tubo di legno, prevalentemente ebano (che gli conferisce il caratteristico colore nero), a forma cilindrica con campana terminale. 

Sul clarinetto sono presenti ventiquattro fori di dimensioni differenti: sette vengono chiusi dalle dita, gli altri vengono chiusi dai cuscinetti azionati dalle diciassette o diciotto chiavi (a seconda del modello) o dagli anelli. Il clarinetto è diviso in cinque parti unite ad incastro con guarnizioni in sughero. Partendo dall'alto c'è il bocchino, corredato di ancia e legatura, che serve a produrre le vibrazioni sonore. Segue il barilotto che fa risuonare le vibrazioni. Poi c'è la parte centrale costituita dal corpo superiore e quello inferiore, su cui ci sono i fori, le chiavi e gli anelli. Lo strumento termina con la campana che dà ulteriore risonanza ai suoni. 

Il clarinetto possiede un timbro dolce, è uno strumento capace di notevoli agilità, particolarmente nell’esecuzione di scale e arpeggi e possiede inoltre una notevole possibilità di escursione dinamica.  

Grazie alle doti espressive e tecniche, il clarinetto è presente, altre che nella musica classica, in altri generi musicali come il jazz e la musica popolare. 

Le taglie

Esistono diversi tipi di clarinetti, differenti per intonazione, che formano una vera e propria famiglia. 
La taglia più diffusa del clarinetto è il soprano in Si bemolle, che ha un’estensione di circa tre ottave e mezzo: la nota più grave è il re sotto il do centrale. Le altre taglie sono quelle di piccolo in La bemolle (noto come sestino), piccolo in Mi bemolle (quartino), soprano in La (un semitono sotto quello in si bemolle), di soprano in Mi bemolle (una quarta più acuto), contralto in Fa (noto come corno di bassetto), contralto in Mi bemolle, di basso (un’ottava più grave del soprano in si bemolle) e di contrabbasso (un’ottava sotto il basso). 

STORIA

L'origine del clarinetto è molto antica: già gli egizi usavano una sorta di antenato dello strumento attuale costituito da un tubo cilindrico di canna al quale nella parte superiore veniva praticata un'incisione dalla quale si ricavava un'ancia battente. Normalmente era formato da una coppia di canne (clarinetto doppio) e un suo "parente" può essere considerata la launedda sarda. Sullo stesso principio si basa anche lo chalumeau, il predecessore del clarinetto, costituito da un tubo cilindrico di canna alla cui parte superiore c'era un'incisione fatta per ricavare l'ancia.

Il costruttore di fiati tedesco Johann Christoph Denner, intorno al 1690, conferì allo chalumeau la forma di oboe, con canne di legno curvate da un lato e tagliate in diversi segmenti, con una campana distinta e due chiavi. Pur essendo questo strumento un vero e proprio clarinetto, non se ne trova menzione con questo nome prima del 1732, quando appare nel "Musicalishes Lexicon" di J. G. Walther nel quale si dice: "Sentito a distanza, esso suona piuttosto come una tromba" il che spiega il nome clarinetto o anche clarino, che si richiama al nome di una tromba e non é appropriato per lo strumento moderno.

Dopo il 1840 furono sviluppati due nuovi e complessi sistemi di chiavi e diteggiatura: il sistema Boehm, utilizzato in molti paesi e brevettato nel 1844 dal costruttore francese Auguste Buffet, che adattò il sistema inventato per il flauto dal costruttore tedesco Theobald Boehm; e il sistema del costruttore belga Eugène Albert sviluppato intorno al 1860 e meno diffuso del precedente.  

I clarinetti furono introdotti in orchestra a partire dal 1780. Fra le prime composizioni che prevedono partiture per clarinetto possiamo ricordare una ouverture per due clarinetti e corno (c. 1742) di George Friederich Händel e il concerto per clarinetto (1791) di Wolfgang Amadeus Mozart. In orchestra lo strumento non assunse ruoli solistici di particolare rilievo fino alla metà del XIX secolo, se si escludono alcune pagine di Schubert (nell’Incompiuta) e di Weber (nel Franco cacciatore). Con Brahms e Cajkovskij il clarinetto raggiunse maggiore importanza in ambito orchestrale. Nel corso del XX secolo compositori come Bartók e Ravel hanno frequentemente utilizzato il clarinetto a causa della sua notevole estensione e della straordinaria agilità nei passaggi solistici, e anche come strumento di raddoppio di altri strumenti soprani.  

ASCOLTI

W. A. Mozart, Concerto in la maggiore per clarinetto e orchestra KV 622, 3° tempo rondò allegro
Filarmonica della Scala, solista Fabrizio Meloni, Riccardo Muti direttore

Astor Piazzolla, Oblivion
Clarinetto Fabrizio Meloni, pianoforte Phillip Moll

Claude Debussy, Première Rhapsodie
L.Zimmitti - Clarinetto, C.Cappuccio - Pianoforte

 

APPROFONDIMENTI

 http://it.wikipedia.org/wiki/Clarinetto

 International Clarinet Association

  http://www.clarinetmania.com/

  EncoreMusic for clarinet

 

 

 

 



 



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