Clavicembalo


 

Il Clavicembalo di J. S. Bach 
(Eisenach, Bachhaus)

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Il claviciterio
(Museum of Fine Arts, Boston)

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Clavicembalo, ca. 1650
Jan Couchet the Elder, Maker
Antwerp, Flanders, Belgium
(New York, Metropolitan Museum of Art)

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Clavicembalo Henri Hemsch, 1736 (Museum of Fine Arts, Boston)

Strumento a tastiera e a corde pizzicate. 
Il suo nome deriva dal latino clavis, chiave intesa come il meccanismo che utilizza il movimento del tasto per azionare il leverismo retrostante, e cymbalum, antico strumento musicale che veniva suonato arpeggiando o pizzicando le corde.
La sua forma è simile a quella del pianoforte a coda: sopra la cassa sono tese corde metalliche che vengono pizzicate da plettri innestati su asticciole, dette saltarelli, poggianti verticalmente sulle estremità interne dei tasti. 

L'importanza del clavicembalo, oltre che dal numero e dalla qualità delle opere espressamente composte per esso, deriva dal fatto che su questo strumento si sono formati buona parte dei musicisti europei dalla seconda metà del '400 sino alla fine del '700. Il clavicembalo inoltre si ritrovava in ogni luogo in cui si facesse musica e costituiva il sostegno ritmico e armonico della musica da camera.

STORIA

Il Clavicembalo deriva dal salterio, strumento antichissimo a corde che consisteva in una struttura di varie forme (triangolare, quadrata, trapezoidale etc) su cui erano fissate corde che venivano pizzicate con le dita o con un plettro. La differenza rispetto all'arpa era dovuta alla cassa armonica che era posizionata parallelamente alle corde.

Nel XII sec. al salterio venne aggiunta una tastiera e diede origine al claviciterio. La tastiera era dotata di un meccanismo che consentiva alle corde di essere pizzicate da plettri alla pressione dei tasti. 

Verso il 1400 nelle Fiandre si ebbe un'evoluzione dello strumento che portò alla realizzazione del clavicembalo con cassa armonica verticale, e in seguito orizzontale. 
La prima descrizione organologica di un clavicembalo risale al 1440 circa e si trova in un manoscritto di Henry Arnault de Zwolle, fisico alla corte del duca di Borgogna. 

Il primo strumento che ci sia pervenuto è invece un clavicembalo italiano del 1521 e italiana fu quasi certamente la prima scuola costruttiva. Nei sec. XVI e XVII l'Italia è stata la principale esportatrice e, con le Fiandre, il massimo centro di produzione. Caratteristiche salienti degli strumenti italiani erano l'estrema leggerezza, la tastiera sporgente e il suono limpido e squillante; i clavicembali fiamminghi, con tastiera incorporata, erano massicci, con sonorità cupe nei bassi e armoniose ma confuse negli acuti: Gli strumenti nordici erano però ricchi di decorazioni e di pitture all'interno del coperchio. Fino al '600 inoltrato il clavicembalo condivise con l'organo e il clavicordo l'estesa letteratura genericamente destinata agli strumenti a tastiera. La scuola clavicembalistica francese sorse intorno alla metà del XVI sec. e si fondò sulle danze di origine popolare.

Nella seconda metà del XVIII sec. il suo uso praticamente cessò a seguito dell'invenzione del pianoforte in cui le corde, anziché essere pizzicate da plettri, venivano percosse da martelletti, consentendo quindi variazioni dell'intensità del suono che col clavicembalo non erano possibili.

Nel '900 emerse la tendenza filologica di eseguire la musica antica con gli strumenti per cui era stata scritta, cosa che portò alla riscoperta del clavicembalo e al rifiorire del suo destino.

ASCOLTI

J. S. Bach (1685 - 1750) - Aria from "Golberg Variations"

F. Couperin “Trois Preludes” (Ingomar Rainer su Clavicembalo fiammingo di William Horn)

APPROFONDIMENTI

http://it.wikipedia.org/wiki/Clavicembalo

Storia del Clavicembalo

Il Clavicembalo nel podcast di Benimusicali.net

Sito della British Harpsichord Society

 



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