Viola d'amore


 

 

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Munita di dodici corde, sei di budello e sei metalliche di risonanza (posizionate sotto il ponticello), la viola d’amore possiede un timbro particolare che fin dall’antichità è stato definito come «dolce, affettuoso, argentino, angelico»: timbro e “voce” sono conferiti allo strumento proprio per la vibrazione per simpatia delle corde di metallo. 

STORIA

L’origine dello strumento non è tutt’ora chiara, anche se lo stesso nome ci può indicare una strada possibile da percorrere: l’amore dello strumento sarebbe una corruzione linguistica di “viola dei mori”. In effetti il principio delle corde di risonanza così caro agli strumenti orientali ed islamici sembra essere stato applicato direttamente ad una viola da gamba soprano e la viola d’amore (imitazione così degli strumenti “moreschi”) fa le sue prime apparizioni nell’area austro-germanica alla metà del Seicento, proprio quando l’impero ottomano fu definitivamente sconfitto dalle armate cristiane sotto le porte di Vienna, nel pieno della moda delle turcherie. 

I primi brani per viola d’amore di cui abbiamo notizia sono appunto dell’area austro-germanica della metà del XVII secolo. 
Antonio Vivaldi le dedicò, poi, quasi una decina di concerti solistici e creò un linguaggio idiomatico ed una tecnica propria dello strumento. 

ASCOLTI

Ariosti, Sonata 7 (Viola d'amore) 

APPROFONDIMENTI

 http://www.violadamore.com/

 Tesi di laurea "I musicisti italiani e la viola d'amore nella prima metà del Settecento"

http://www.violadamoresocietyofamerica.org/

 

 



 



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