Intervista
al maestro Maurizio Billi, direttore artistico del Festivale del Concorso
Internazionale di Composizione di Novi Ligure
«Il mio
impegno per la rinascita delle bande musicali nel nome di Romualdo Marenco»
di Elena Percivaldi
Per
i più, oggi, è un nome quasi dimenticato. Ma Romualdo Marenco da Novi
Ligure, in provincia di Alessandria, dove nacque nel 1841 in una famiglia
di operai, fu musicista e compositore di talento, autore di tre opere
teatrali, due operette e una gran quantità di balletti tra cui il celebre
Excelsior, andato in scena l’11 gennaio 1881 con esito trionfale, che
vide ben cento rappresentazioni in soli nove mesi, sia in Italia che
all’estero. Marenco morì a Milano nel 1907, e da allora i suoi lavori
sono diventati, a poco a poco, appannaggio di pochi conoscitori. Finché
nel 2002 il Comune di Novi Ligure con la Provincia di Alessandria, la
Regione Piemonte e un grande sponsor glocal-local come Novi-Elah-Dufour,
non ha pensato di intitolare a lui un concorso internazionale di
composizione e un intero Festival, affidandone la direzione artistica al M°
Maurizio Billi. Ora i partner
della manifestazione sono due:Novi-Elah-Dufourper il Festival, e la Campari per il Concorso.
Romano, classe 1964, Billi ha lavorato alacremente al progetto riuscendo
ad imporre il Festival e il Concorso all’attenzione del pubblico e degli
addetti ai lavori di tutto il mondo, ottenendo lo scorso anno – nel
centesimo anniversario della morte di Marenco – anche l’Alto Patronato
del Presidente della Repubblica, riconoscimento da sempre sinonimo di
qualità e di valenza internazionale.
Abbiamo intervistato il M° Billi all’indomani dal concerto inaugurale
della nuova edizione – la settima – della manifestazione, che si
preannuncia di particolare interesse e rilievo.
Il 12 aprile è partita a Novi Ligure la settima
edizione del Festival e Concorso Internazionale di Composizione
“Romualdo Marenco”.Com’è
andata? «Molto bene. Sul palcoscenico
dell’Auditorium “Dolci Terre di Novi” è salita l’Orchestra di
Fiati Città di Soncino, una delle più rappresentative sul territorio
nazionale. Abbiamo inoltre premiato i vincitori dell’edizione 2007 del
concorso, per la sezione banda ex aequo i compositori Ferrer Ferran
(Spagna) e Dario Tosolini (Italia), e per la sezione strumento solo -
clarinetto Geoffrey Hannan (Regno Unito). Le esecuzioni dei brani
vincenti, in prima assoluta, sono state molto soddisfacenti e hanno saputo
vivacizzare adeguatamente i lavori dei compositori. Ma questo è solo
l’inizio. A fine agosto inizierà la rassegna musicale “Dedicato a
Marenco” con una serie di concerti tra cui quello del 6 settembre per il
quale dirigerò l’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova nella
prima assoluta della suite sinfonica Amor di Romualdo Marenco che io
stesso ho riorchestrato. Sarà un momento emozionante anche perché non
solo si tratta di una delle migliori orchestre del panorama musicale
italiano, ma anche perché lo stesso Marenco fece parte del suo organico
oltre un secolo fa. La rassegna musicale prosegue fino a novembre, per
concludersi con il Gran Concerto di Fine Anno il 28 dicembre, in cui
dirigerò l’Orchestra Classica di Alessandria con unprogramma musicale di Strauss e ancora di Marenco».
Qual
è il rapporto del Festival Marenco con i giovani? «Il Festival sta indubbiamente crescendo
in qualità, e ciò attira senza dubbio anche i giovani. Nei loro
confronti abbiamo da sempre un’attenzione particolare, e si tratta sia
di compositori già conosciuti nel settore, sia di “promesse”.
Partecipano però anche concorrenti più “attempati” che comunque
contribuiscono a mantenere alto il livello della manifestazione. Così
come lo garantisce la presenza illustre di importanti solisti e di
prestigiose orchestre, come appunto quella del Carlo Felice o
l’Orchestra Sinfonica della Rai, che è stata nostra ospite in passato».
Il vostro Festival è ormai un punto di
riferimento nel settore bandistico. A livello italiano, ma non solo… «In effetti è così. Per quanto
riguarda l’Alessandrino, il nostro è l’unico avvenimento musicale di
rilievo e anche per questo richiama sempre molta attenzione. Ogni anno la
cittadinanza di Novi partecipa numerosa e attenta a tutte le fasi, ma non
ci fermiamo certo qui: riceviamo partecipanti e pubblico da tutto il
mondo, segno che esiste grande curiosità attorno non solo alla musica per
banda, ma più in generale nei confronti della musica tout court che è e
resta un fattore di socializzazione importante».
Una “fame di musica” che, però, non sempre
riceve adeguato sostentamento dalle istituzioni… «Verissimo. E ciò nonostante i bacini
di utenza siano ben presenti e ben radicati: basti pensare a quante sono
le bande musicali – dalle più piccole alle più strutturate -presenti nei nostri paesi. Ma quello dei finanziamenti carenti o
assenti non è certo l’unico problema che deve fronteggiare il nostro
settore. Diciamocelo chiaro. Spesso e volentieri, soprattutto a livello
locale, non si riesce a superare la soglia del dilettantismo, a livello
sia di esecutori che di direttori. Ciò che ci vorrebbe, invece, è più
qualità, senza la quale non si può sperare di uscire da questa nicchia
in cui la musica per banda, ma non solo, da troppo tempo è relegata. Un
segnale importante, in questo senso, lo sta dando Riccardo Muti, che il 14
giugno prossimo dirigerà al Ravenna Festival, per la prima volta nella
sua carriera, una banda musicale, quella di Delianuova, in provincia di
Reggio Calabria».
Una banda formata da ottanta ragazzi che vivono e
suonano in un’area problematica del Paese. Ma il maestro Muti è andato
ben oltre. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha
lanciato un vero e proprio allarme: tremila bande italiane sono in crisi e
senza soldi, visto che dipendono dalla prodigalità dall’assessore di
turno, e rischiano di chiudere, il che sarebbe, senza mezzi termini, un «delitto
culturale». In questi giorni c’è stato un terremoto politico. Vuole
avanzare qualche richiesta in tal senso a chi si appresta a formare il
nuovo Governo? «La richiesta non può che essere una
sola: quella di prestare alla musica, e alla cultura, la massima
attenzione. Sappiamo bene che siamo in un periodo di recessione economica
e che le priorità possano sembrare altre. Ma la cultura, in un Paese come
il nostro che ne è così ricco, deve essere sempre una priorità. Spero
quindi che il nuovo Governo guardi da subito con occhio benevolo alla
musica e si ricordi che è una delle eccellenze che tutto il mondo ci
invidia».
Tornando
alla musica per banda, non trova che ci sia scarsa attenzione anche da
parte degli addetti ai lavori? «E’ vero, raramente si legge di noi
sulle riviste specializzate o nella stampa che conta, ed è un vero
peccato. Anche in questo caso, però, penso che il vero problema sia la
necessità di elevare il livello qualitativo delle bande musicali, a
cominciare da quello dei direttori di banda, che i conservatori oggi per
vari motivi non riescono a formare adeguatamente. Ciò che serve, insomma,
è una grande rivoluzione culturale».
Per chi non lo sa: come si entra in una banda
musicale? «Occorre distinguere. Le bande
istituzionalizzate, come quella della Polizia di Stato di cui sono
direttore, prevedono una selezione in base ad un concorso pubblicato su
apposito bando. Alla selezione, che è un concorso di Stato, si accede per
titoli ed esami. Proprio in questi giorni a Roma è in corso la selezione
per quattordici musicisti;praticamente
ogni anno comunque si rende necessario coprire i posti lasciati liberi da
chi, ad esempio, va in pensione. Quindi i bandi sono frequenti. Diverso il
discorso per le bande locali: essendo dilettantistiche, i candidati
vengono esaminati dal direttore che poi seleziona i prescelti».
Che sbocchi ci sono per un musicista di banda? «Gli sbocchi sono sempre quelli: i più
valenti di solito entrano a far parte stabilmente di un complesso
istituzionale. Ciò che conta, come sempre, è il talento».
Un fenomeno che in questi ultimi anni sta avendo
grande successo è quello delle Marching Show Bands, in cui i musicisti
suonano marciando vestiti con costumi variopinti e danno vita ad
esibizioni molto spettacolari, addirittura acrobatiche. Le manifestazioni,
anche di livello internazionale, sono molte ormai anche nel nostro Paese,
e vista la massa di pubblico che attirano sono – a differenza di altre
proposte - abbondantemente sostenute dalle amministrazioni a tutti i
livelli. Un esempio è la Regione Lombardia, che da anni sostiene il
campionato nazionale delle Marching Show Bands.Che rapporto avete, se esiste, con questa realtà? «Praticamente nessuno perché si tratta
di due specialità molto diverse. Il successo che hanno le Marching Show
Bands è un fenomeno recente ed è dovuto in gran parte alla loro
spettacolarità. E su questo niente da dire. Ma quando penso che una realtà
prestigiosa come la Civica Orchestra di Fiati del Comune di Milano, che ha
una storia di ormai 150 anni (fu fondata nel 1859, ndr) naviga in pessime
acque…».
Come ha già ricordato, Lei dirige anche la Banda
della Polizia di Stato. Quali sono i vostri prossimi impegni? «Il nostro calendario è fittissimo.
Parteciperemo alla Festa della Polizia ad Avellino, poi cito in ordine
sparso concerti a Paestum, a Selva di Val Gardena, a Roma… E ci saranno
anche delle esibizioni all’estero: in ottobre ad esempio saremo a New
York. Confrontarci con il pubblico e le formazioni all’estero è per noi
una grande sfida perché sono entrambi molto preparati. Ma le sfide non ci
spaventano,anzi ci piacciono
e ci galvanizzano».
Elena Percivaldi,
milanese, 35 anni, è critico musicale per un quotidiano nazionale.
Oltre che di musica, si interessa di storia, archeologia,
letteratura e arte (è membro dell'AICA, International Association of
Art Critics). Al suo attivo ha due volumi sui Celti editi da Giunti e
uno in corso di stampa per la Keltia Editrice. Tra le sue
collaborazioni, oltre a Classicaonline, figurano riviste come "Hortus
Musicus", "Goya", "Medioevo", "Exibart",
"Storia e dossier", "Archeologia Viva".
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