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HAYDN A PARIS Les
Agrémens, Guy Van Waas. 1
cd RICERCAR RIC 277 Interpretazione: *****
Quello
che si apprezza nel gruppo è il carattere oltremodo affiatato dei membri
dell’orchestra ed il loro rapporto in simbiosi con il direttore che,
qui, letteralmente, legge le partiture presentate al calor bianco, tanta
l’eccezionale brillantezza del suono, ricchissimo, sebbene prodotto da
strumenti originali, quindi, un poco più avari d’armonici rispetto agli
stessi prodotti moderni. Di
là delle pagine presentate, di cui un po’ accenneremo, colpisce la
lettura partecipe ed emotiva, elegante al tempo stesso, sempre dinamica e
poliforme, mai piatta, scontata, o banale. Sotto la direzione di Van Wass,
il primo movimento della Sinfonia n.
45 di Haydn “Les adieux”, tutto si gioca sul chiaroscuro
tempestoso espresso dal tema principale in fa diesis minore, con
l’eccellente primo piano dei corni, vero preludio a quanto, forse in
modo più compiuto, ma, a parere di chi scrive, meno efficace, Haydn
esprimerà, con più esempi, alcuni anni dopo, nel gruppo delle sinfonie
appartenenti allo Sturm un Drang.
Particolare
la scelta del programma che presenta, per l’appunto, la suddetta
sinfonia, creazione assai antecedente alle Sinfonie parigine, ma presente
in un appuntamento dei Concert
spirituel, il 13 aprile 1784: infatti, da quanto descrive il recensore
della serata, la sinfonia di Haydn eseguita altra non potrebbe essere che
questa. E’ noto il retroterra della composizione: Haydn ed i musicisti,
lontani per più tempo dalle famiglie, cercarono un modo elegante di
chiedere licenza al principe Estherazy. Il compositore scelse,
nell’ultimo movimento di questa sinfonia di far sì che i vari
esecutori, cessino di suonare, potendosi alzare, finché la conclusione
sia affidata a soli due violini. Al
di là della bizzarria della conclusione, si tratta di una delle
composizioni maggiori del musicista: costruita con mano esperta e con
grande dovizia di particolari nella strumentazione. La Sinfonia n. 85 “La Reine” piaceva molto, si narra, a Maria
Antonietta, forse per il fatto che il secondo movimento si compone quale
serie di variazioni sulla canzonetta francese La
gentile e jeune Lisette, genere, questo, che affascinava la sovrana:
sua è, infatti, la composizione di quella che, erroneamente è creduta
altra canzonetta popolare Pauvre
Jaques, in realtà composta da chi ebbe per maestro di musica niente
di meno che Gluck. Fin
dalla prima edizione parigina del 1788, ad ogni modo, la sinfonia apparve
con il titolo “La Reine de France” ed ancora così e conosciuta:
trattandosi di una composizione scritta espressamente per la massonica Loge Olympique entra di diritto nel programma del concerto, così
come la Sinfonia in re maggiore VB
142 di Joseph Martin Kraus che, pubblicata nella capitale francese, fu
attribuita ad Haydn stesso. Non stupisce che Haydn avvallasse la cosa,
probabilmente d’accordo con Kraus, che ben conosceva e con il quale
intratteneva rapporti come con Mozart: il fatto che una sinfonia di un
compositore meno “richiesto” fuori della Svezia (dove, per altro, operò
un lavoro artistico eccelso) potesse passare per haydniana la dice lunga
sull’eccellente fattura del brano che, in effetti, è tutto un luccichio
provocato dal contraltare tra archi e fiati. Un
bellissimo disco, insomma, che non mancherà di deliziare i grandi
intenditori di musica e di arricchire le discoteche meglio fornite e più
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