ROSSINI – JOYCE DI DONATO: COLBRAM THE MUSE.

Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roma; 
Edoardo Muller.

1 cd VIRGIN CLASSIC 5099969457906

Interpretazione: ****

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Dall’ Elisabetta regina d’Inghilterra (1815) a Semiramide (1823), tutti i ruoli per la primadonna nelle opere serie furono pensati da Rossini per le qualità vocali di Isabella Colbran, la grande cantante che Domenico Barbaja aveva scritturato per il San Carlo di Napoli, la quale, oltre alle grazie dell’impresario stesso, godeva dell’ammirazione del re Ferdinando.

Il grande soprano spagnolo possedeva precipuamente due qualità: bellezza e capacità sceniche, tecnica irreprensibile applicata ad una voce che si estendeva verso il registro grave ed era a suo agio nella zona centrale, più contenuta in quello acuto. A tali particolari doti si sposava – stando alle cronache dell’epoca – un eccezionale controllo del fiato e, questo lo desumiamo anche dalle partiture per lei pensate, impeccabile tecnica relativa alla coloratura, secondo i canoni dell’estetica del tempo.

Non stupisce, quindi, che, dai tempi della Rossini renaissance, molto spesso i ruoli pensati dal Pesarese per la Colbran siano stati affrontati con esiti eccezionali da mezzosoprani. In effetti, necessitano mezzosoprani che riescano a spingersi nella loro zona acuta il più possibile, quando anche non debbano prendere note proprie dei loro colleghi soprani, ma che abbiano omogeneità nel registro medio, controllando il fiato per dare espressività alla coloratura che non va affrontata, e non solo in Rossini, come pura meccanica.

Questi ruoli, che sono eccezionali creazioni drammatiche, devono essere affrontati con la consapevolezza che Rossini esaltava le doti di colei che sarebbe divenuta la sua prima moglie non fini a se stesse, ma a servizio di quell’espressione che, nel dorato ultimo ritiro di Parigi, anni più tardi, avrebbe definito “atmosfera morale che investe un luogo” (luogo inteso come tempo, spazio e situazione drammatica).

Joyce Di Donato ne è consapevole, anche se, talora, eccede in forme troppo esteriori, almeno in teatro: qui, in una registrazione dove, pertanto, c’è il tempo di ascoltarsi, riflettere, concertare più volte, non cade in quel tranello ed offre una più buona interpretazione delle pagine presentate, dando ragione, nella giusta misura, alle qualità sopra descritte.

La scelta dei ruoli d’Elisabetta, Desdemona, Elena (La donna del lago), Armida, Anna Erisso (Maometto II) e Semiramide eviscera le doti della Colbran e, di rimando, della Di Donato che si apprezza proprio per l’espressività che conferisce loro.

In questo, molto vale la direzione d’Edoardo Muller che accompagna con grande professionalità, sostenendo in modo naturale le esigenze della voce, sicché ne sorte un momento compiuto. A suo agio anche Coro ed Orchestra di Santa Cecilia, così come le seconde parti, delle quali a Laurence Brownlee, ottimo giovane tenore rossiniano di prime parti, è affidato il ruolo del gondoliere nell’Otello.

Completa il tutto, ove prescritta, con piglio adamantino, la Banda della Guardia di Finanza.

Bruno Belli.

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