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ROSSINI – JOYCE DI DONATO: COLBRAM THE MUSE. Orchestra e
Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roma; Interpretazione: ****
Il
grande soprano spagnolo possedeva precipuamente due qualità: bellezza e
capacità sceniche, tecnica irreprensibile applicata ad una voce che si
estendeva verso il registro grave ed era a suo agio nella zona centrale,
più contenuta in quello acuto. A tali particolari doti si sposava –
stando alle cronache dell’epoca – un eccezionale controllo del fiato
e, questo lo desumiamo anche dalle partiture per lei pensate, impeccabile
tecnica relativa alla coloratura,
secondo i canoni dell’estetica del tempo. Non
stupisce, quindi, che, dai tempi della Rossini renaissance, molto spesso i
ruoli pensati dal Pesarese per la Colbran siano stati affrontati con esiti
eccezionali da mezzosoprani. In effetti, necessitano mezzosoprani che
riescano a spingersi nella loro zona acuta il più possibile, quando anche
non debbano prendere note proprie dei loro colleghi soprani, ma che
abbiano omogeneità nel registro medio, controllando il fiato per dare
espressività alla coloratura che non va affrontata, e non solo in
Rossini, come pura meccanica. Questi
ruoli, che sono eccezionali creazioni drammatiche, devono essere
affrontati con la consapevolezza che Rossini esaltava le doti di colei che
sarebbe divenuta la sua prima moglie non fini a se stesse, ma a servizio
di quell’espressione che, nel dorato ultimo ritiro di Parigi, anni più
tardi, avrebbe definito “atmosfera
morale che investe un luogo” (luogo inteso come tempo, spazio e
situazione drammatica). Joyce
Di Donato ne è consapevole, anche se, talora, eccede in forme troppo
esteriori, almeno in teatro: qui, in una registrazione dove, pertanto,
c’è il tempo di ascoltarsi, riflettere, concertare più volte, non cade
in quel tranello ed offre una più buona interpretazione delle pagine
presentate, dando ragione, nella giusta misura, alle qualità sopra
descritte. La
scelta dei ruoli d’Elisabetta, Desdemona, Elena (La donna del lago), Armida, Anna Erisso (Maometto II) e Semiramide eviscera le doti della Colbran e, di
rimando, della Di Donato che si apprezza proprio per l’espressività che
conferisce loro. In
questo, molto vale la direzione d’Edoardo Muller che accompagna con grande professionalità, sostenendo in modo naturale
le esigenze della voce, sicché
ne sorte un momento compiuto. A suo agio anche Coro ed Orchestra di Santa
Cecilia, così come le seconde parti,
delle quali a Laurence Brownlee, ottimo giovane tenore rossiniano di prime
parti, è affidato il ruolo del gondoliere nell’Otello. Completa
il tutto, ove prescritta, con piglio adamantino, la Banda della Guardia di
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