LA SCONFITTA DELLA CULTU
RA ITALIANA.


Tempi terribili per la cultura, in generale, e, tanto più, per la musica: si pensi all’esiziale “manovra” del ministro Bondi ed alla dovuta e giusta reazione dei Teatri italiani. Situazioni difficili, senza dubbio, in un paese dove la mancanza d’educazione - di qualunque tipo – regna sovrano, da quando si è abdicato alla volontà di governare cittadini consapevoli dei propri diritti e doveri, con l’allevarli in un mondo di sole apparenze di cui lo spettacolo televisivo è lo specchio lampante. Oggi si preferisce l’apparenza alla sostanza, sicché, persino il nostro patrimonio culturale, che dovrebbe essere una fonte anche d’introiti (il turismo che con esso, meglio si potrebbe coltivare, giacché ci sono possibilità concrete di lavorare su quest’aspetto), giace dimenticato ed in grave crisi.

Desidero sottoporre un episodio occorsomi, dal quale si possono trarre le dovute conseguenze ed anche le adeguate riflessioni.

Acquistavo da due simpatiche antiquarie di New York una miniatura francese del 1803, la quale ritrae Giuseppina Grassini, massima esponente della scena lirica europea tra Otto e Novecento, nata in quel del Sacro Monte!

“Sono di Varese, la Grassini è una mia conterranea; io sono uno storico della musica” affermo, chiedendo un po’ di sconto sul prezzo. “Ah! Varese, la conosciamo – dicono le due – è la città di Tamagno. Devono essere stupende, a quanto dicevano alcuni vecchi ricercatori di Harward amici di nostra madre che erano stati in Italia negli anni Settanta, quelle farfalle che avete nei vostri musei!...”.

Faccio fatica a spiegare – non per problemi di lingua – che le farfalle ora non sono visibili. Mi guardano inebetite. Credo che, tuttora, non abbiano bene compreso il perché.

Racconto il tutto all’amico Alessio Nicoletti, leader di “Movimento libero”, una lista civica indipendente d’opposizione al Comune di Varese (giacché problemi sottoposti all’Amministrazione della città sono stati, fino ad ora, bellamente ignorati) il quale, opportunamente, avendo a cuore il bene della città nelle sue diverse branche, si muove secondo i crismi, sollevando il problema in Consiglio comunale, perché la collezione di 5000 esemplari di farfalle – un tempo esposte – tornino ad essere visibile ed anche possano essere frutto di studio da parte d’entomologi (alcune specie, infatti, sono oggi estinte).

Il problema, quindi, sussiste: la società avrebbe bisogno d’amministrazioni che, con lungimiranza, s’interessassero del proprio patrimonio, valorizzandolo ed inserendolo in una rete ben organizzata all’interno delle proposte che il territorio può offrire. Sarebbe, pertanto, un reale progetto di "sviluppo del territorio", con l’investire il poco necessario ed avendone, col tempo, un riscontro economico che si basi su di un effettivo turismo attratto dagli importanti gioielli che meritano la conoscenza.

Evidentemente, oggi, non interessa alla maggior parte degli Amministratori la “res publica”, questa “cosa pubblica” che è sempre “res populi”, in altre parole di tutti noi, dei quali un Sindaco, chiunque esso sia, dovrebbe ricordare di essere un “civil servant” (servitore della società) come insegnano gli Inglesi.

Ed è anomalo, pertanto, che sia una parte dell’opposizione che debba ricordare che è possibile sviluppare seri progetti, da cui la maggioranza ha da tempo abdicato con gravi danni per la qualità del territorio: una sconfitta per la società che, con il mettere da parte le arti, viene ferita in uno degli aspetti che a lei sono connaturati, come dimostrano le prime esperienze documentate nelle grotte dove i cavernicoli già ritraevano gli animali che avrebbero dovuto cacciare.

Bruno Belli.

 

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