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IL COMICO TOUT COURT: “IL BARBIERE DI SIVIGLIA” DI ROSSINI NELLA MESSINSCENA DEL TEATRO DELL’OPERA DI MILANO.
Dunque,
l’”Orchestra filarmonica di Milano” diretta ancora da Vito Lo Re,
assieme alla “Corale Lirica Ambrosiana” guidata Roberto Ardigò hanno
sostenuto la partitura di Rossini con la giusta vitalità. Nelle parti
principali, Filippo Pinna Castiglioni (Il Conte di Almaviva), Corinna
Reithuber (Rosina), Gabriele Nani (Figaro), Antonio Russo (Don Bartolo)
Carlo Oggioni (Don Basilio) ed Elena Serra (Berta) hanno compito anche
loro una prestazione degna di nota, grazie all’intesa tra gli stessi
interpreti che, da qualche anno lavorano assieme su tale partitura e
messinscena. Ripresa,
quindi, di un’edizione di certo successo in Lombardia, la quale si
propone come lettura “comica” del capolavoro rossiniano. Massima
espressione del teatro di primo Ottocento, infatti, e, per estensione,
dell’opera lirica, “Il Barbiere di Siviglia” di Rossini, rappresenta
il capolavoro di un compositore ventiquattrenne che si cimenta, non per la
prima volta, con un’opera “di caratteri”, il quale, grazie al genio
ed alla capacità artigianale dell’artista classico, secondo i crismi di
derivazione settecentesca, compone questo paradigma, effettivamente in una
manciata di settimane. Infatti,
è pur vero che Rossini impiegasse un tempo assai ridotto nella
composizione di tal opera, ma il fatto si deve considerare proporzionato
alla tecnica dell’“autoimprestito” assai comune all’epoca.
Possiamo ascoltare, ad esempio, soprattutto nel primo atto dell’opera,
buona parte di musica proveniente da lavori precedenti, come “Aureliano
in Palmira” e “Sigismondo”. Rossini attinse alle opere che avevano
avuto minore circolazione, utilizzando quelle pagine che riteneva assai
valide, inserendole nel nuovo lavoro che, per l’eleganza di scrittura e
per l’abilità del libretto dello Sterbini tratto dalla seconda commedia
appartenente alla “Trilogia di Figaro” di Beaumarchais, sarebbe poi
diventato uno dei massimi successi d’ogni tempo. Secondo
Mario Riccardo Migliara, artefice della presente messa in scena,
“l’ambientazione rimane quella tardo settecentesca, ma la volontà di
regia punta sulla comicità che il sottotesto dell’opera esprime. Come
il suo autore diventa frequentemente ironico e accattivante in questo
Barbiere spiccheranno le burle e le gag create dall’estrema energia
dettata dall’amore e da quello spirito vitale giovanile che tutta
l’opera sprigiona”. Taglio
sicuramente degno d’interesse, in realtà riuscito, anche se un po’
soverchio l’uso di movimenti “sopra le righe”, giacché “Il
barbiere di Siviglia” nella storia si è prestato alle più svariate
interpretazioni, quando non anche autentiche alterazione perniciose del
testo. Rossini, però, giova ricordare, è autore mai farsesco (nemmeno
negli atti unici veneziani, sebbene alcuni momenti a tale atteggiamento si
rifanno) data la sua estrazione culturale inconfondibilmente legata
all’estetica tardo settecentesca, per la quale è importante
“esprimere” uno stato d’animo: si riconoscerà, pertanto, a “Il
barbiere di Siviglia” l’assoluta importanza come opera in cui i
caratteri nascono dall’osservazione attenta e distaccata della realtà. Figaro è l’uomo moderno, autore della propria fortuna, Almaviva il nobile distaccato ed aristocratico, Rosina la giovane spigliata, Bartolo l’opportunista che desidera trarre il massimo vantaggio da una situazione, Basilio l’intrigante: tutte figure reali, appartenenti alla satira di costume, così come avrebbe voluto lo stesso Beaumarchais. Bruno Belli ____________________________________________________________________________________ Per
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