L’INATTACCABILE SPIRITO VIENNESE.

VIENNA - Meritatissimo successo per il tradizionale appuntamento con il Concerto di Capodanno, domenica: appropriata l’interpretazione di Mariss Jansons e degli impeccabili Wiener Philharomniker. Anche i balletti (per chi abbia visto la televisione) che accompagnano alcune delle pagine si sono avvalsi delle fantasiose coreografie di Davide Bombana, celebrato ballerino milanese, alla Scala, quindi, dal 1998, coreografo nei maggiori teatri internazionali, uno dei tanti elementi Italiani (i fiori che addobbano la Sala d’oro del Musikverein provengono, sono oltre trent’anni, dai floricoltori di San Remo) che concorrono a completare il singolare appuntamento in perfetto equilibrio tra il puro “divertissement” ed il messaggio di positività che il repertorio caratteristico sottintende.

Sobria eleganza è stato lo stile di quest’anno: dagli abiti dei ballerini, alla scelta delle composizioni floreali in sala, alle pagine proposte, quasi tutte tratte dalle composizioni giustamente tra le più note del secondo Ottocento di quella Vienna che, quale centro del fermento culturale, scientifico e politico, conosciuto come “Mitteleuropa”, si presentava cinica e sentimentale, frivola ed ironica. La Vienna che, drasticamente demolendosi e maestosamente ricostruendosi sulla Ringstrasse dove sfilano, così, le dimore della prosperosa borghesia, diventava la Vienna imperiale, che è poi la stessa Vienna della musica da ballo e dell’operetta.

Si tratta di uno spirito inimitabile e difficilissimo da intendere e da rendere, oppure, al contrario, facilissimo, se si è assorbito con il latte della balia. Per lo più, i Wiener appartengono al secondo caso.

L’artista sensibile, però, è in grado di coglierne l’essenza, come ha fatto, per la seconda volta, Janssons, che ha proposto una chiave di lettura brillante, appena screziata da taluni passaggi di nobile malinconia, divenuta umbratile anche nel proporre il suo conterraneo Tchaikovskij, entrato, così, per la prima volta, nel programma viennese di Capodanno.

Vi è entrato, infatti, grazie a quell’inconfondibile cifra che ne caratterizza la musica, all’apparenza di carattere adamantino, mentre, in realtà, permeata dal malinconico “male di vivere”, così come anche una pagina che si dichiara spensierata quale il valzer “Godetevi la vita” di Johann Strauss II, colui che è definito il re del genere, rimanda direttamente alla contrapposizione tra la ricerca della gioia e il prosaico del quotidiano, un invito da parte di un artista depresso caratteriale con il terrore della morte, dopo che, poco più che ragazzo, era letteralmente “rinato” da una malattia che lo dava come spacciato.

Janssons, che, di recente, proprio per motivi di salute, ha dovuto cancellare le previste rappresentazioni della “Carmen” all’opera di Stato di Vienna, scegliendo di proporne l’effervescente “quadriglia” che Eduard Strauss ne trasse nel 1880, e di vivere l’appuntamento sottoscritto con il Capodanno di Vienna, pur essendo visibilmente provato, è un ottimo esempio di volontà e di temperamento nel procedere attraverso il difficile cammino dell’esistenza, nonostante tutto, così come lo spirito di questa musica intende.

Bruno Belli.

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