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L’INATTACCABILE SPIRITO VIENNESE.
Sobria
eleganza è stato lo stile di quest’anno: dagli abiti dei ballerini,
alla scelta delle composizioni floreali in sala, alle pagine proposte,
quasi tutte tratte dalle composizioni giustamente tra le più note del
secondo Ottocento di quella Vienna che, quale centro del fermento
culturale, scientifico e politico, conosciuto come “Mitteleuropa”,
si presentava cinica e sentimentale, frivola ed ironica. La Vienna che,
drasticamente demolendosi e maestosamente ricostruendosi sulla
Ringstrasse dove sfilano, così, le dimore della prosperosa borghesia,
diventava la Vienna imperiale, che è poi la stessa Vienna della musica
da ballo e dell’operetta. Si
tratta di uno spirito inimitabile e difficilissimo da intendere e da
rendere, oppure, al contrario, facilissimo, se si è assorbito con il
latte della balia. Per lo più, i Wiener appartengono al secondo caso. L’artista
sensibile, però, è in grado di coglierne l’essenza, come ha fatto,
per la seconda volta, Janssons, che ha proposto una chiave di lettura
brillante, appena screziata da taluni passaggi di nobile malinconia,
divenuta umbratile anche nel proporre il suo conterraneo Tchaikovskij,
entrato, così, per la prima volta, nel programma viennese di Capodanno.
Vi
è entrato, infatti, grazie a quell’inconfondibile cifra che ne
caratterizza la musica, all’apparenza di carattere adamantino, mentre,
in realtà, permeata dal malinconico “male di vivere”, così come
anche una pagina che si dichiara spensierata quale il valzer “Godetevi
la vita” di Johann Strauss II, colui che è definito il re del genere,
rimanda direttamente alla contrapposizione tra la ricerca della gioia e
il prosaico del quotidiano, un invito da parte di un artista depresso
caratteriale con il terrore della morte, dopo che, poco più che
ragazzo, era letteralmente “rinato” da una malattia che lo dava come
spacciato. Janssons,
che, di recente, proprio per motivi di salute, ha dovuto cancellare le
previste rappresentazioni della “Carmen” all’opera di Stato di
Vienna, scegliendo di proporne l’effervescente “quadriglia” che
Eduard Strauss ne trasse nel 1880, e di vivere l’appuntamento
sottoscritto con il Capodanno di Vienna, pur essendo visibilmente
provato, è un ottimo esempio di volontà e di temperamento nel
procedere attraverso il difficile cammino dell’esistenza, nonostante
tutto, così come lo spirito di questa musica intende. Bruno Belli. Ti è piaciuta questa pagina? Hai trovato notizie interessanti? <>
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