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RADICI
DI SABBIA
Andante,
allegretto, largo, Animato con fuoco pp.
162, coll. "I racconti della musica" 5 Zecchini
Editore, Varese 2002, € 12,91 ISBN
88-87203-17-2 | |
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Un racconto che
dura una notte, dal sorgere della luna al
fiorire dell’alba. E sulla spiaggia, seduto ad
un pianoforte bianco, un geniale pianista suona,
ripercorrendo sui tasti lo spartito invisibile
della propria vita. Una vita scandita dal ritmo
d’una contrastante, sanguigna suite, dove
riecheggiano le opere tormentate di Beethoven e
i notturni melanconici di Chopin. Una vita sorta
su radici friabili, di sabbia, per divenire
sempre più solida e tenace. È giovane, ma ha
conosciuto la Morte e l’Amore. E su tutto, ha
vinto con la Musica… La sua Musica, una
“voce divina” che soltanto lui può
inventare e suonare, un’essenza che alita in
ogni pagina e domina su ogni gesto, ogni parola.
Giunto in America dopo la morte dei genitori, il danese Patrick Welz
riprende a comporre, inventando metodi
rivoluzionari che ne rivelano l’immenso
talento. E mentre percorre il suo cammino
musicale, una forza misteriosa irrompe nella sua
vita – una donna, la musica stessa, la follia?
–, costringendolo a penetrare in segreti dal
sapore occulto, dove un’onda del mare può
incarnarsi in una vecchia e sogni tormentati
possono divenire un presagio di morte. Cosa si
nasconde, dietro a visioni ora ineffabili, ora
terribili? Dove lo condurrà l’amica inquieta,
simile ad una belva in caccia, capace di leggere
il nome degli uomini nelle loro mani? Cosa si
cela dietro il suo tormento? E quella musica
meravigliosa e diabolica che gli pervade i
sogni… a quale tempestoso ingegno l’ha
rubata?

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“Nella
musica vi è qualcosa
in
più della melodia:
qualche cosa in più dell’armonia:
vi
è la musica!”,
Giuseppe
Verdi
I
Nell'oscurità,
il silenzio era infranto dal rincorrersi
dello sciabordio della risacca. Poche
lucciole - le stelle - sfocavano gli
strappi nuvolosi della notte, ma
l'orizzonte era screziato dai palpiti
azzurrini della luna, un occhio che
levitava, maculato d'argento, sopra la
cresta sfrangiata d’un promontorio
lontano.
La
notte brulicava di luccichii, il
silenzio era increspato dai pensieri.
Patrick discese la scalinata che portava
alla spiaggia, e s'accostò al
pianoforte affondato nella rena; nella
lunga coda bianca si rispecchiavano gli
ammiccamenti opalini del mare. Accese le
candele infisse nei candelieri, e gli
intagli del leggio danzarono mimando uno
spartito immaginario, percorso dai campi
coltivati del fraseggio, pianure e
colline, e fiumi in piena ricolmi della
spuma delle note. Una fiammella più
bassa delle altre si contorse su se
stessa e morì. Ma Patrick non le badò.
Chiuse gli occhi e respirò il mare. Lei
era là, la sentiva - sottopelle, nel
cuore -, sentiva il suo nome stregare la
notte, penetrare nella sua essenza e nel
sussurro delle onde. Non s’erano dati
nessun convegno, eppure era certo che
l'avrebbe trovata ad aspettarlo vicino
agli scogli, indefinibile e sfuggente
come un grappolo di stelle. E come la
prima volta che l'aveva incontrato, lei
gli avrebbe chiesto, con voce che
sembrava l’eco del mare: «Perché hai
trascinato fin qui quel pianoforte, se
non hai il coraggio di suonarlo?»
Sospirò
ed aprì il pugno. Un pugnale barbagliò
alla luna, ma la lama era incrostata di
sangue, e la notte le si serrò attorno,
e per un attimo il mare divenne una
palude, le mani di Patrick si riempirono
di sangue, la bocca s’aprì in un urlo
disperato... Quanto aveva corso nella
notte cieca, trascinato dalla musica
tenebrosa e sublime che tanto a lungo
aveva riecheggiato nei suoi sogni? Si
guardò le mani, pallide al chiarore
delle stelle. Il palmo della sinistra
era sfregiato da una cicatrice rosea e
sottile, che talvolta, con il cambiar
del tempo, gli faceva male. La sfiorò e
risalì alle dita, slanciate e nervose,
capaci di volteggiare sui tasti
strappando al pianoforte stupefacenti
gemiti di piacere, e tuttavia brutali e
pericolose... Le mani di un assassino.
«Quanto
devi averle odiate, Jessica!», mormorò.
«Non sapevo leggere nei tuoi silenzi,
ma amavi la mia musica, e altro non mi
è rimasto, ormai...».
Per
un momento, il drappeggio del mare
sciolse le sue crespe e s’acquietò,
in curiosa attesa. Con un sospiro,
Patrick
sedette al pianoforte ed accarezzò i
tasti con tocco leggero ma sicuro,
gettando al mare qualche appunto senza
armonia. Poi rincorse una nota
solitaria, la legò ad una gemella più
gioiosa, e vecchi ricordi gli
riaffiorarono alla mente, sbocciarono
come fiori nella notte; e lui improvvisò,
una voce divina nel canto soffuso del
mare, e la notte ascoltò le memorie di
quel giovane che, seduto al pianoforte
aperto sulla spiaggia, nel tremulo
occhieggiare delle candele, ripercorreva
lo spartito invisibile della propria
vita per donarlo al vento e all’oblio.
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IL
PARERE DELLA CRITICA
"Attraverso
una prosa nitida, scorrevole, tersa e
semplice, il lettore troverà momenti di pura
poesia; basti, tra gli altri, citare il
musicale finale, laddove le immagini hanno i
tratti delle pennellate care agli
impressionisti. Proprio quelli poetici sono da
considerarsi i momenti migliori del libro, ché
la storia procede per frammenti,
trasfigurazioni degli stati d'animo e dei
ricordi."
tratto
da La
Prealpina, dicembre 2002
"Si
tratta di un libro che, come tutte le opere
non banali, o si ama, o si rigetta, un testo
che non accetta le mezze misure, la mediocre
assoluzione della frase “sì, in fondo, è
carino”, ma che trova il plauso o la critica
incondizionati."
Bruno
Belli, critico letterario.
Leggi
qui il commento
completo
Se
la passione diventa romanzo: "L'idea che
sorregge il racconto è originale, la
caratterizzazione dei personaggi e delle
situazioni appare ben delineata... Il valore di
questa prova d'esordio risiede nella passione
quasi viscerale per la musica che si
respira di pagina in pagina. Le ore trascorse
da Patrick al pianoforte, a leggere spartiti o
ad abbozzare un nuovo tema sono le più
convincenti e brillanti."
tratto
da Suonare
News, Alice
Bartolini
"Come
sottotitolo dell'opera è stato scelto dalla
stessa Leva "Andante, allegretto, largo,
animato con fuoco" proprio per
sottolineare quanto i sentimenti siano
un'altalena fra un presente e un passato
dominato dalla musica. "E' indubbiamente
un racconto che tocca i sentimenti dell'animo.
Ogni pagina è imperniata da aspetti musicali
e poetici".
Paola
Crestani, giovedì 13 marzo 2003
INTERVISTA:
"Parole
e musica con Classica on line",
di
Giuseppe Bianco
"
Il romanzo musicale ha tutti i requisiti per
essere una di quelle storie che puntano
diritte al cuore"
Lo.T.,
La Prealpina,
giovedì 10 aprile 2003
"Il
libro è ricco di sentimenti, ma non scade mai
nel sentimentalismo e la vicenda è
efficacemente delineata con pennellate
musicali. [...] E' stata
sottolineata dal dottor Micci il forte
richiamo che la Leva fa alla lezione
manzoniana. Osservazione, questa, accolta e
confermata dall'autrice, che si dichiara
grande ammiratrice e allieva del grande
romanziere milanese di cui, dice, l'ha sempre
affascinata "il senso d'armonia profuso
nell'andamento della narrazione"
Eva
Anelli, L'Informazione,
mese di Maggio
"Un
romanzo stillante cultura, sapientemente
dosata, la quale, mai, grava sul lettore. La
scrittrice dimostra capacità non
indifferenti. Nella cornice narrativa ‘in
terza (persona)’, che occupa l’ ‘unità-tempo’
di una notte, vi è inserita magistralmente,
come un bellissimo intarsio, la narrazione
‘in prima (persona)’, di eventi in forma
di ‘flash-back’; qui troviamo il racconto
vero e proprio, che accoglie vicende di
anni. Nell’arco di una notte, troviamo
racchiuse vicende di numerose vite intrecciate
dal Fato.
Elegantissimi
sono i disegni di maniera che impegnano
descrizioni paesaggistiche, gradevolmente
commiste agli stati d’animo, magistralmente
introspettivi.Il misticismo evocativo di
questo romanzo lo rende un raro gioiello di
narrativa."
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il commento completo
La
giuria del Premio Internazionale "Prato,
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In
sottofondo "Almost a wisper" di
Yanni

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