METODO DI CANTO GREGORIANO (parte sesta)

LE NOTE

Prima di vedere come scrivere le note sul pentagramma, verifichiamo il loro nome e ordine.  

Il nostro sistema musicale ha sette note. L’ordine di queste note è:

Queste note corrispondono ai tasti bianchi del piano

GLI INTERVALLI

Che cosa è un intervallo?

Un intervallo misura la distanza tra due note. Per identificare un intervallo dobbiamo conoscere il suo valore numerico e la “qualità”.

Valore numerico degli intervalli

Contando il numero di note di un intervallo otteniamo la sua dimensione numerica. La prima e l’ultima nota devono essere contate. Per esempio tra Do e Mi abbiamo un intervallo di “terza” (Do-1, Re-2, Mi-3). La figura successiva mostra la relazione tra le note e il valore numerico degli intervalli:

Ancora, non tutti gli intervalli della stessa classificazione hanno la stessa qualità. Questo perché è necessario specificare il tono cercando l’esatto numero di toni e di semitoni nell’intervallo.

Tono e semitono

L’ottava è divisa esattamente in dodici note. la distanza tra ciascuna nota è il semitono. Sulla tastiera ogni tasto è alla distanza un semitono dal precedente e dal successivo.

Un tono contiene due semitoni. Tutti i tasti bianchi della tastiera separati da un tasto nero sono alla distanza di un tono. I tasti che non sono separati da un tasto nero sono alla distanza di un mezzotono.

 

Le note corrispondenti ai tasti bianchi sono considerate naturali. Esse possono aumentare di un semitono con un diesis o diminuire di un semitono con un bemolle.

MODI GREGORIANI

I modi gregoriani furono utilizzati nel Medio Evo e nel Rinascimento. Durante il Rinascimento essi divennero progressivamente le nostre scale maggiore e minore. Il numero dei modi varia secondo il periodo temporale e la teorizzazione musicale, ma in generale si sono identificati otto modi.

Ogni modo gregoriano ha una finale, una nota con la quale termina la melodia e sulla quale è basata. La sua funzione era simile a quella della tonica nella scala maggiore o minore.

Inoltre i modi gregoriani hanno una dominante, o tonica, cioè una nota sulla quale c’è la maggiore insistenza nella melodia.

Gli otto modi, octoechos, sono divisi in due categorie: modo autentico e modo plagale. Ogni modo plagale è associato con un modo autentico. Entrambi hanno la stessa nota finale. La differenza tra il modo autentico e il relativo plagale è nella nota dominante e nell’estensione della melodia. I modi plagali sono quelli ambito melodico meno esteso e gradi più gravi.

Con terminologia greca i modi vengono classificati in:

- protus

- deuterus

- tritus

- tetrardus

La numerazione gregoriana assegna i numeri dispari I, III, V e VII ai modi autentici; i numeri pari II, IV, VI, VIII ai modi plagali.

Il relativo modo plagale del modo autentico I è II, del III è IV, ecc.

I modi plagali scendono di quattro note rispetto al relativo modo autentico.

 

I modi esprimono sentimenti?

Qualche autore ha preteso di attribuire a ciascun modo una specifica caratteristica espressiva di un determinato sentimento. Questa qualità è denominata “etica modale”.

Guido d’Arezzo dice: “Il primo è grave, il secondo triste, il terzo mistico, il quarto armonioso, il quinto allegro, il sesto devoto, il settimo angelico e l’ottavo perfetto”.

Adàn de Fulda così li commenta: “Il primo modo si presta a ogni sentimento, il secondo è adatto alle cose tristi, il terzo è veemente, il quarto è tenero, il quinto si addice agli allegri, il sesto alle persone di provata pietà, il settimo attiene alla gioventù e l’ottavo alla saggezza”.

Juan de Espinosa, autore del secolo XVI, commenta a sua volta: “Il primo è allegro e molto adatto per attenuare le passioni dell’animo …; grave e piangente il secondo, molto appropriato per provocare lacrime …; il terzo è molto efficace per incitare all’ira …; mentre il quarto prende in sé ogni gioia, incita ai diletti e calma la rabbia...; il quinto produce allegria e piacere a coloro che sono tristi …; lacrimoso e pietoso è il sesto …; piacere e tristezza si uniscono nel settimo …; per forza dev’essere molto allegro l’ottavo …” (Trattato dei principi, del 1520).

M° Giovanni Vianini

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APPROFONDIMENTI:

http://www.cantoambrosiano.com  

http://www.cantogregoriano.it/vianini.htm  

GIOVANNI VIANINI.
Milanese ma di origini cremonesi, inizia la sua attività musicale a otto anni come cantore nella Cappella Musicale del Duomo di Milano. Principalmente il suo impegno musicale è rivolto allo studio, divulgazione e pratica in liturgia del canto Ambrosiano e Gregoriano: al suo attivo vi sono 49 anni di servizio liturgico come cantore, organista e direttore di coro. E’ direttore del coro Schola Gregoriana Mediolanensis, da lui formata nel 1981. Nell' Ottobre del 2000 ha ricevuto dall' Arcivescovo di Milano S. E. Card. Carlo Maria Martini una medaglia come segno di riconoscimento per il lavoro svolto nel canto ambrosiano e gregoriano.   

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