LA MUSICA NELL’ETA’ UMANISTICO-RINASCIMENTALE

(Seconda parte)

di Laura Sacchiero  

Nicolas Gombert e Adrien Willaert

Nel cinquecento le maggiori cantorie della Fiandra continuarono a formare cantori che venivano assunti nelle cappelle d'Italia, di Francia, Germania e Spagna e ne costituivano l'ossatura. Anche i compositori  Fiamminghi conservarono il primato per tutta la prima metà del secolo, e alcuni mantennero una notevole autorità e influenzata anche dopo quel termine. Calati nelle nuove e più diversificate realtà artistiche, molti di essi affrontarono con fortuna, a fianco delle creazioni di contenuto sacro, le forme profane nazionali delle quali cresceva l'importanza e l'interesse, a cominciare dal madrigale italiano.

Fedeltà alle concezioni tradizionali della scuola fiamminga contrassegnò la produzione di Ludwig Senfl, Nicolas Gombert e Jacobus Clements, mentre Adrian Willaert fu compositore più versatile ed aperto a nuovi orientamenti.

Compositore della quarta generazione dei fiamminghi, Nicolas Gombert (1500-1556) fece parte della cappella privata dell'imperatore Carlo V, al cui seguito viaggiò in Spagna, Italia, Germania e Austria. Fu canonico della chiesa di Tournai a partire dal 1534. 
Gombert è forse il compositore più rappresentativo della generazione tra Desprèz e Palestrina, soprattutto nella musica sacra. Resistendo alle nuove tendenze rinascimentali verso una minore densità polifonica, egli fu l'ultimo esponente della grande tradizione contrappuntistica che faceva capo a Desprèz e raggiunse nei suoi lavori un altissimo livello tecnico ed espressivo. 
La sua produzione comprende 10 messe, circa 140 mottetti, 70 chansons, un madrigale e alcuni pezzi strumentali. La sua musica esercitò una straordinaria influenza sia sui contemporanei che sui compositori successivi. 

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Ascolti: http://www.acc.umu.se/~akadkor/early/IVA_Gombert_Nicolas.html

Adrian Willaert (1490-1562) nacque probabilmente a Bruges e studiò a Parigi sotto la guida di Jean Mouton, il principale compositore della Cappella Reale francese. Fu poi attivo in Italia prima a Ferrara, alla corte del duca Alfonso I d'Este, poi a Milano, al servizio di Ippolito II d'Este ed infine a Venezia, ove fu maestro di cappella in S. Marco dal 1527 fino alla morte. Egli diede a questa cappella l'impulso che ne avrebbe fatto uno dei più importanti centri della musica sacra cattolica e raggruppò intorno a sé una vera e propria scuola, tra i cui allievi vi furono Andrea Gabrieli, Cipriano de Rore, Nicolò Vicentino, Gioseffo Zarlino e Costanzo Porta.
Willaert fu uno dei più verstili compositori del rinascimento e scrisse musica in ogni stile e forma utilizzati in quel periodo. La sua produzione comprende 9 messe e oltre 350 mottetti del genere sacro; in quello profano 65 chansons e oltre 60 madrigali italiani. Egli fu tra i primi ad avvertire l'importanza del testo poetico nel madrigale e a ricercare uno stretto rapporto musica-parola, ricorrendo anche all'impego del cromatismo. Nel mottetto, la sua tecnica è ancora quella fiamminga, sebbene aperta ad influssi italiani. Nelle messe è invece evidente l'assimilazione della tecnica di Desprèz. Benchè alcune ricerche hanno dimostrato che non è sua l'invenzione della pratica policorale e dello stile antifonale, egli fu il primo a diventare famoso e universalmente imitato.

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Ascolti: http://www.acc.umu.se/~akadkor/early/IVN_Willaert_Adriano.html

Orlando di Lasso

Ma è Orlando di Lasso (1532-1594) ad essere da molti considerato il compositore più importante del XVI secolo. La sua produzione fu vastissima, ed i suoi lavori religiosi unici per forma drammatica e struttura. Nato a Mons in Belgio, fu fanciullo cantore nella sua città e successivamente presso Ferdinando Gonzaga, vicerè di Sicilia. Restò in Italia per dieci anni, studiando in Sicilia, a Milano, a Napoli e a Roma, ove nel 1553 divenne maestro di cappella presso la basilica di S. Giovanni in Laterano. Nel 1556 entrò al servizio del duca Alberto V di Monaco, restando fino alla morte alla corte bavarese e guadagnandosi una notorietà a livello europeo. 
Egli fu allo stesso modo portato per lo stile polifonico che dominava la musica sacra del tempo e per il più moderno stile secolare che si andava sviluppando in Germania, Francia e Italia e lasciò più di duemila composizioni. Nel suo stile si ravvisa una sintesi delle tradizioni fiamminga, francese, italiana e tedesca.

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Ascolti: http://www.acc.umu.se/~akadkor/early/IVK_Lassus_Orlando%20di.html

 

Forme vocali italiane: il madrigale

Il madrigale rinascimentale si sviluppa dall'incontro fra il repertorio italiano della frottola, genere vocale di umili origini e di impostazione armonico-accordale, e la maestria contrappuntistica fiamminga. La struttura strofica si trasforma in una forma aperta, che si modella sul contenuto del testo. Esso nasce quale forma musicale polifonica profana eseguita in liete riunioni di giovani, nelle case signorili o all'aria aperta. L'origine del termine "madrigale" è incerta: potrebbe derivare da "mandriale", in relazione al soggetto pastorale, oppure da "matricale" ovvero scritto nella lingua madre.
Se con i primi compositori (Verdelot, Arcadelt) la musica non rinuncia alla ricerca di autonomia, nel Rinascimento si ricerca un rapporto sempre più stretto tra parola e musica: con Willaert, de Rore, di Lasso quest'ultima tende ad illustrare con l'uso del cromatismo le più nascoste sfumature del testo. La produzione di Gesualdo si contraddistingue per le inusuali arditezze armoniche, mentre con Marenzio e Monteverdi il madrigale giunge alla massima perfezione formale, ma conclude anche l'arco del suo sviluppo.

Luca Marenzio (1553-1599) iniziò la carriera musicale come fanciullo cantore nella scuola del Duomo di Brescia, divenne poi maestro di cappella a Trento, a Roma e a Modena presso il cardinale Luigi d'Este. Nel 1589 fu alla corte medicea a Firenze, ove contribuì alle feste per il matrimonio tra il duca Ferdinando e Cristina di Lorena con due intermezzi che anticipano il "recitar cantando" fiorentino. Tornato a Roma, fu al servizio della famiglia Orsini e poi del cardinale Aldobrandini. Nel 1595 passò alle dipendenze dei re Sigismondo III di Polonia e nel 1599, dopo essersi fermato a Venezia, tornò ancora a Roma, ove morì.
La fama di Marenzio è essenzialmente legata alla sua produzione madrigalistica: scrisse infatti quindici libri di madrigali, oltre a cinque di villanelle e una settantina di mottetti. Le sue composizioni sono caratterizzate da una scrittura polifonica ricca e complessa e da una notevole aderenza alle immagini contenute nei testi. 

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Ascolti: http://www.acc.umu.se/~akadkor/early/IVD_Marenzio_Luca.html

Carlo Gesualdo, principe di Venosa (1560-1613) e nipote di Carlo Borromeo, pubblicò il suo rpimo mottetto all'età di 19 anni. Formatosi musicalmente con Pomponio Nenna, subì il fascino delle teorie sul cromatismo di Nicoló Vicentino e Marcantonio Ingegneri e fu grande amico di Torquato Tasso di cui musicó molti versi. Coltivò la musica non per esigenze professionali, ma essenzialmente per diletto. Si rese celebre per un episodio legato alla sfera privata: l'uccisione della giovane moglie Maria d'Avalois e del suo amante colti in 'flagrante delicto', fatto che fu all'origine di molta della sua musica espressionistica e probabilmente di una malattia mentale a sfondo maniaco depressivo. Nonostante avesse assassinato sua moglie, gliene fu trovata subito un'altra: Eleonora d'Este, nipote del duca Alfonso II, che dovette sopportare le violenze del marito quando la malattia ne fece uno squilibrato. 
La sua produzione comprende circa 110 madrigali a 5 voci, 2 libri di mottetti e uno di responsori. Egli mirava all'espressione del sentimento più che alle singole parole ed evità perciò i cosiddetti "madrigalismi" mediante l'impiego della tecnica degli accordi per successioni, fatto che lo pone agli antipodi delle esperienze madrigalistiche di Marenzio e Monteverdi. Alla sua musica espressionistica si ispirarono Wagner, soprattutto nella "Cavalcata delle Valkirie" e Stravinsky, che per lui aveva una venerazione tale da dedicargli nel 1960 "Monumento pro Gesualdo di Venosa ad CD annum", l'ultima importante opera della tarda maturità costituita da "tre madrigali" per strumenti a fiato e archi. Conosciuto soprattutto per la ricca letteratura fiorita intorno alla sua tragedia familiare, "il Principe dei musici", viene oggi "riscoperto" come uno dei più inquietanti personaggi della storia della musica. 

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Ascolti: http://www.gesualdo.com/profilo.htm

Osservazioni sul VI lbro dei Madrigali: http://users.unimi.it/~gpiana/dm6/dm6gesad.htm

Per approfondimenti:  

- Scuola franco-fiamminga: http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_franco_fiamminga_%28musica%29
- Nicolas Gombert: http://en.wikipedia.org/wiki/Nicolas_Gombert
- Adrian Willaert: Adriaen Willaert Foundation; http://it.wikipedia.org/wiki/Adrian_Willaert
- Orlando di Lasso: http://www.orlandodilasso.org/; http://it.wikipedia.org/wiki/Orlando_di_Lasso
- Luca Marenzio: http://xoomer.alice.it/mbizzari/index.html
- Carlo Gesualdo: http://www.gesualdo.altervista.org/ ; http://www.gesualdo.com/ ;   http://www.coropietrasanta.it/Gesualdo-biografia-Mad.htm

Discografia:

- CD di Nicolas Gombert, Adrian Willaert, Orlando di Lasso, Luca Marenzio, Carlo Gesualdo

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