LA
MUSICA NELL’ETA’ UMANISTICO-RINASCIMENTALE
(Terza
parte)
di Laura Sacchiero
La musica vocale
religiosa: Palestrina
L'avvento
della Riforma Luterana e la reazione cattolica controriformista, culminata
nel Concilio di Trento (1545-1563) ebbero un profondo influsso sulla
musica sacra. Nel mondo tedesco, la traduzione nella lingua popolare dei
canti liturgici e la loro messa in musica spesso su melodie profane creò
la tradizione del corale protestante. Nel mondo cattolico si creò invece
un movimento di ritorno alle origini del gregoriano, che si distanziava
dall'eccessiva complessità introdotta dalla scuola fiamminga nel secolo
precedente e richiamava i compositori al rispetto dell'intelligibilità
del testo.
Particolarmente
sensibile a questi dettami fu Giovanni
Pierluigi da Palestrina (Palestrina,
Roma 1525 circa - Roma 1594). Proveniente
da un famiglia di umili origini, egli fu il primo a portare questo
cognome, impostogli dal padre, probabilmente appena affrancato dalla
condizione di servitù. Contrariamente alle consuetudini dell’epoca, che
spingevano i musicisti in lunghi viaggi al seguito dei principi,
Palestrina trascorse tutta la sua vita nell’ambito delle cappelle
musicali romane.
Poco o nulla si conosce della sua giovinezza: probabilmente fece le prime
esperienze nella Schola Cantorum della cattedrale di Sant’Agapito a
Palestrina, e sicuramente nel 1537 fu presente nei "Pueri choriales"
di Santa Maria Maggiore ed in seguito nella basilica Liberiana, a
Roma.
Nel 1544 stipulò un contratto vitalizio come organista ed insegnante di
canto presso la cattedrale della sua città natale, ma nel 1550 si stabilì
definitivamente con la moglie ed i due figli in vaticano, chiamato da papa
Giulio III, che lo nominò maestro di cappella in San Pietro. Come
ringraziamento, Palestrina gli dedicò il I libro delle Messe. A Giulio
III seguì il pontificato di sole tre settimane di Marcello II: proprio
un' osservazione dei questo papa sull' inesistente nesso tra i testi sacri
e le ampollose musiche che li rivestivano ebbe grande influenza sull'
evoluzione artistica di Palestrina.
Tra il 1550 e il 1570, ricoprì vari incarichi nelle principali cappelle
romane: organista e maestro di coro alla cappella Liberiana e cantore alla
cappella Sistina nonostante il suo status di coniugato. Nel 1555 un editto
di Papa Paolo IV escludeva dalla cappella papale tutti quei cantori che
fossero ammogliati o pubblicassero raccolte di musiche profane; di qui il
trasferimento a San Giovanni in Laterano dove rimase per tutti gli anni
della guerra contro la Spagna. In questo ventennio furono editi a sue
spese il I libro dei Mottetti, il I libro dei Madrigali, il II ed il III
libro delle Messe. Il II libro comprende la famosa Missa Papae Marcelli su
cui si cristallizzò la leggenda della
salvazione della musica sacra dagli
anatemi del Concilio di Trento. In effetti, se la spinta controriformista
si volgeva alla intelligibilità della parola cantata, è innegabile che
la sapiente polifonia di Palestrina operò nel senso di una poderosa
sintesi tra le necessità artistiche del linguaggio polifonico giunto al
suo apogeo e la necessità liturgica della chiarezza
d’espressione.
Verso il 1568 Palestrina strinse una durevole relazione col duca di
Mantova, Guglielmo Gonzaga, esperto di musica, al quale inviò varie
composizioni, tra cui una Messa e due Mottetti per la nuova chiesa di
Santa Barbara. Si conoscono inoltre altre 10 messe dette appunto Messe
Mantovane. Dal 1571 fino alla morte, Palestrina fu direttore della
cappella Giulia. Una serie di lutti dolorosi colpì il musicista fra il
1572 e il 1580: dapprima perse due figli, poi il fratello, quindi la
moglie. Ad un primo progetto di prendere gli ordini sacerdotali subentò
poi quello di risposarsi con una agiata vedova, il che gli consentì anche
di far stampare molte delle sue composizioni. Sepolto con grandi onori in
San Pietro, ma subito dimenticato, Palestrina fu riscoperto dai musicisti
romantici, e alla cultura tedesca si deve la prima edizione moderna delle
opere palestriniane in 33 volumi a cura della casa editrice Breitkopf und
Härtel di Lipsia, pubblicata negli anni dal 1862 al 1894. Nel 1938 ebbe
inizio una edizione critica italiana, curata da monsignor Raffaele
Casimiri (1880- 1943) e continuata dall’Istituto Italiano di Storia
della Musica.
La sua produzione comprende 104 messe, oltre 300 mottetti e numerose altre
musiche liturgiche.
La concezione
palestriniana della musica sacra assurse ad un carattere che i posteri
ritennero esemplare: con il nome di "stile antico" lo stile
palestriniano rimase modello per lo studio del contrappunto e
nell'Ottocento fu considerato dal movimento ceciliano come la musica sacra
per eccellenza.
Ascolti:
O Magnum Mysterium
La scuola veneziana
A
partire dal XIV secolo a Venezia è documentata l'attività della Cappella
di San Marco, con l'assunzione di organisti e la creazione di una scuola
di canto. Lo spazioso e risonante interno della Basilica, con i due
alloggiamenti per il coro, portò allo sviluppo dello stile policorale
veneziano, secondo il quale due cori
cantavano consecutivamente, spesso contrastando le frasi musicali. In
questo modo si potè risolvere la difficoltà di far cantare
simultaneamente i due cori e l'effetto ebbe così successo che subito
altri compositori imitarono questo modello in altre cattedrali italiane.
Il massimo dello sviluppo della scuola veneziana
venne raggiunto nel decennio 1580-1590 quando Andrea (1510ca-1586) e
Giovanni Gabrieli composero grandissimi capolavori per cori
multipli, gruppi di ottoni, archi e organo. Questi lavori sono i primi ad
includere il dinamismo nella musica e specifiche istruzioni
sull'orchestrazione.
Giovanni Gabrieli (1554/57-1612). Allievo dello zio Andrea, al quale
succedette come primo organista nella
basilica di San Marco, è da considerarsi il principale esponente della
scuola veneziana.
Non pare essersi mai allontanato da Venezia: la benevolenza di cui
l'onoravano il duca di Baviera, le relazioni amichevoli con la celebre
famiglia dei Fugger, banchieri e mecenati tedeschi, con il compositore
Hassler e altre persone distinte della Germania, furono il motivo per cui
venne più volte sollecitato a recarsi in questi paesi, ma le funzioni cui
doveva sovrintendere a San Marco e i suoi lavori sembrano essere stati
d'ostacolo alla realizzazione di tali progetti.
La reputazione di cui questo musicista godeva presso i contemporanei, era
invidiabile, ma non al di sotto dei suoi meriti. È principalmente nelle
sue Sinfonie sacre, pubblicate nel 1597, che la sua facoltà
d'invenzione si rivela in tutto il proprio splendore: nelle sue opere è
presente il più autentico spirito corale veneziano e, come Monteverdi, è
una figura di transizione che media due epoche grazie ad un grande
talento.
La fama della spettacolare e sonora musica di San Marco si diffuse a quel
tempo in tutta Europa e numerosi musicisti si recarono a Venezia per
ascoltare, studiare, assimilare e portare nei propri paesi nativi quello
che avevano imparato.
Vai
alla pagina degli spartiti di Giovanni Gabrieli
Vai
alla pagina degli spartiti di Andrea Gabrieli
Per
approfondimenti:
-
Giovanni Pierluigi da Palestrina: http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Pierluigi_da_Palestrina
Fondazione
Giovanni Pierluigi da Palestrina http://www.fondpalestrina.org
- Andrea Gabrieli: http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Gabrieli
- Giovanni Gabrieli: http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Gabrieli
Discografia:
-
CD di Giovanni
Pierluigi da Palestrina, Andrea
Gabrieli e Giovanni
Gabrieli
____________________________________________________________________________________
|
Commenta
questo articolo nel  |