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PICCOLA STORIA DEL
FLAUTO TRAVERSO di
Luca Verzulli Definizione dello strumento Il flauto traverso fa parte
della grande famiglia degli strumenti a fiato che sono così chiamati
perché il suono è prodotto dalla vibrazione dell’aria contenuta
all’interno dello strumento. In particolare per i flauti il suono si
produce quando una sottile lama d’aria va a spezzarsi su uno spigolo
duro. Sul flauto traverso questo spigolo è costituito dall’orlo del
foro di imboccatura che è situato sul lato del tubo, in linea con i fori
chiusi dalle dita. Il flautista tiene lo strumento di traverso rispetto al
viso (da qui il nome "flauto traverso") e posa il labbro
inferiore sull’orlo dell’imboccatura. Dal lato opposto a quello nel
quale il flautista tiene le mani, l’estremità del flauto è chiusa.
In alcune caverne europee
(Slovenia, Svizzera, Spagna, Francia) sono stati ritrovati frammenti di
ossa di animali (renne, orsi, pecore) che presentano dei fori prodotti
artificialmente dall’uomo. Probabilmente erano usati anche come flauti
traversi. Il più antico sembra essere il frammento di femore d’orso
ritrovato in Slovenia recentemente: risalirebbe addirittura a 50.000 anni
fa! Le prime civiltà La prima testimonianza
dell’esistenza del flauto traverso la troviamo in un libro di poesia
dell’antica Cina, il She King, che risale al IX secolo avanti
Cristo. Anche nell’antica India era uno strumento molto diffuso. Era
invece sconosciuto nell’antico Egitto e nell’America precolombiana.
Nell’antica Grecia lo strumento a fiato più diffuso era invece l’aulos
che non è un flauto ma uno strumento ad ancia come il clarinetto e
l’oboe. La più antica rappresentazione indiscutibile del flauto
traverso è un bassorilievo etrusco, di una necropoli nei dintorni di
Perugia, datato dal II al I secolo avanti Cristo. Probabile quindi che
anche gli antichi romani conoscessero ed usassero un tipo di flauto
traverso. Il Medioevo (500 - 1400) Le più antiche
rappresentazioni medievali di flauti traversi ci sono pervenute dal mondo
cristiano orientale di Bisanzio. Nell’Europa occidentale abbiamo delle
raffigurazioni a partire dal 1100. Il flauto traverso medievale era un
semplice cilindro di legno (o di bambù o di avorio) lungo all’incirca
come lo strumento moderno. Spesso alle estremità venivano inseriti degli
anelli metallici di rinforzo. Purtroppo non è stato ritrovato nessun
strumento di questo periodo. In molte immagini dell’epoca si vedono i
flauti tenuti al contrario di come si tengono oggi (cioè da destra verso
sinistra invece che da sinistra verso destra ). Il Rinascimento (1500 - 1650)
Il Barocco e l’Epoca Classica (1660 -
1790) Verso la fine del 1600 ci fu
per il flauto una grande trasformazione: la forma da cilindrica divenne
conica (cioè più larga verso l’imboccatura, più stretta verso la
fine) e, ai sei fori per le dita, fu aggiunta una piccola chiave per
produrre la nota mi bemolle. Venne inoltre costruito in tre pezzi e
successivamente (dopo il 1720) in quattro. Questo facilitava la portabilità
dello strumento e permetteva, sostituendo il corpo centrale, di avere
intonazioni diverse. Il flauto traverso diventa uno strumento solista alla
pari del violino e la sua grande diffusione fa scomparire il flauto dolce.
"L’invenzione" del flauto traverso conico venne sviluppata in
Francia e successivamente giunse in Germania, Italia, Inghilterra e nel
resto d’Europa. La scala base di questo strumento era quella di re
maggiore (con fa e do diesis); le posizioni per le altre note si
ottenevano con posizioni a "forchetta" che hanno un timbro
diverso dalle note ottenute con quelle "normali". Questo portava
ad un differente timbro per ogni tonalità e delle difficoltà con le
scale contenenti molti diesis o bemolli. Per ovviare a questo problema
furono fatti nuovi fori, azionati con chiavi, per ottenere alcune note
alterate. Nella seconda metà del XVIII secolo vi erano quindi flauti a
quattro chiavi (si bemolle, sol diesis, fa naturale, mi bemolle) e a sei
(do naturale, si bemolle, sol diesis, fa naturale lunga e fa naturale
corta, mi bemolle). L’estensione andava dal re della prima ottava al la
della terza (due ottave e una quinta).
L’Ottocento Nella prima metà del secolo non si fece altro che aggiungere altre chiavi al flauto barocco. Per aumentare il volume sonoro, necessario per far sentire il flauto in orchestra, furono allargati i fori dell’imboccatura e delle dita. Alla nota base re vennero aggiunte altre più gravi (il do, il si e in certi casi addirittura il la basso) e fatti altri fori per nuove chiavi. Si ebbero così flauti a nove, undici e tredici chiavi e l’estensione totale arrivo a tre ottave. Il flauto di Böhm (1850) Lo strumento che si studia
oggi a scuola è l’invenzione di un flautista tedesco, Theobald Böhm
(1794-1881), che si avvalse anche delle ricerche e degli studi di William
Gordon. Per questo nuovo strumento, che data circa del 1847, tutto fu
rimesso in discussione: il profilo, la materia e lo spessore del tubo, il
numero, la dimensione e la posizione dei fori, la grandezza
dell’imboccatura. Böhm fece nel tubo dodici fori, tanti quanti sono i
suoni in un’ottava. Un insieme di chiavi e di corrispondenze meccaniche
permette a nove dita di chiudere o aprire i fori del flauto in tutte le
combinazioni immaginabili. La forma dello strumento tornò ad essere
cilindrica, come nel Rinascimento e, per la prima volta, la materia più
usata per costruirlo non fu solo il legno ma il metallo (leghe di alpacca,
argento e oro). Il tubo di diametro maggiore e i fori larghi diedero al
flauto Böhm un volume molto più forte dei predecessori. Nonostante le
resistenze che si fecero sentire per più di un secolo, il flauto di Böhm
si impose, e il suo sistema fu adattato anche agli oboi, ai clarinetti, ai
sassofoni e, ma in minor misura, ai fagotti. La sua diffusione è oggi
totale: in tutte le orchestre del mondo si suona lo stesso.
I diversi tipi di flauti moderni Attualmente il flauto più usato è quello in do, diviso in tre parti: la testata, il corpo e il piede. Esistono anche strumenti con il piede in si. In realtà però la famiglia del flauto moderno comprende molti altri strumenti: l’ ottavino in fa, l’ottavino in re, il flauto soprano in sol, il flauto terzino in mi bemolle, il flauto "normale" con il piede in do e in si, il flauto contralto in sol e il flauto basso in do. Esistono due tipi di chiavi per i flauti: quelle con i piattelli chiusi (come quasi tutti i flauti da studio per i ragazzi) e quelle con i piattelli "aperti" cioè con dei fori che vanno chiusi con le dita. ____________________________________________________________________________________
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