METODO DI CANTO GREGORIANO (parte seconda)

CANTO GREGORIANO E SVILUPPO DELLA SCRITTURA MUSICALE

IL CANTO GREGORIANO E GREGORIO MAGNO

Il canto gregoriano è un canto cristiano, nato nelle zone dominate dai Franchi, che si impose su altre tradizioni locali, ad esempio quella ambrosiana. Il canto gregoriano non fu codificato (come si potrebbe pensare) dal papa Gregorio Magno (535-604); lo stesso, che partito dal monastero di Monte Cassino al fine di evangelizzare gli angli, attorno al 590, ristabilì quel minimo di contatti fra le varie parti del decaduto Impero Romano d'Occidente. Nemmeno la compilazione di un antifonario riformato (ovvero una collezione di testi dei canti della messa), e l'istituzione della Schola Cantorum (cioè un corpo di cantori professionisti che eseguivano tramandavano il repertorio), fondamentali innovazioni nel campo musicale, furono opere sue, come invece affermava Giovanni Diacono. Egli apportò, però, in campo liturgico migliorie e semplificazioni.

LA SCRITTURA MUSICALE

Essa iniziò a diffondersi in un periodo dove la memorizzazione e l'esecuzione del canto erano ancora di tipo orale. Dovette però passare altro tempo perché questa sostituisse integralmente la tradizione orale, e fosse letta dai cantori come un moderno spartito. La notazione del canto gregoriano venne ad assolvere funzioni eminentemente pratiche, quale il riprodurre l'andamento della melodia, determinando al tempo stesso la modalità di esecuzione. I segni usati, i neumi, derivavano dalla trasformazione degli accenti dell'oratoria latina, mutandosi a seconda dell'area geografica di origine. Dapprima i neumi furono posti sul testo senza nessuna indicazione di altezza degli intervalli (neumi in campo aperto); in seguito con l'adozione di una linea, poi di due, con relative chiavi, ed infine il tetragramma (rigo musicale composto di quattro linee), si arrivò ad una sempre più precisa determinazione dell'altezza degli intervalli. Possiamo quindi dire che, più la notazione neumatica è vicina alla tradizione orale; e più è una sorta di stenografia che riproduce fedelmente l'esecuzione musicale viva, ricordando a chi già la conosce l'andamento melodico e le sfumature esecutive. Più invece la notazione fissa con precisione l'altezza degli intervalli, più si sposta dal vivo, divenendo un documento autonomo e standardizzato. I neumi sono poi senza significato ritmico, poiché il canto gregoriano modella il proprio andamento ritmico su quello verbale.

I TONI

Contemporaneamente alla nascita del canto gregoriano, sempre in zona franca, iniziarono a comparire dei nuovi libri liturgici (i tonari) che classificano i brani del repertorio sacro per la loro appartenenza ad uno degli otto toni ecclesiastici. Questi toni vennero poi indicati come scale, costruite con la sovrapposizione e la sottoposizione di una quarta congiunta, o una quinta iniziante dall'odierno re. Due sono le note caratterizzanti: la finalis su cui termina la melodia, una sorta di primordiale cadenza, e la repercussio, attorno la quale la melodia ruota.

L'ESACORDO E LA NASCITA DELLE NOTE

Anziché soffermarsi sulle scale, il teorico Guido d'Arezzo (990 - 1050) ideò un sistema che consisteva nel memorizzare l'intonazione degli intervalli paragonandoli ad uno schema di riferimento prefissato: l'esacordo (scala di sei suoni), tratto dalle note iniziali di ogni verso dell'inno a San Giovanni.

Sancte Johannes *

Labii reatum

Solve polluti

Famuli tuorum

Mira gestorum

Resonnare fibris

Ut queant laxis

Sono le note musicali (con la progressiva sostituzione del do all'ut per la lingua italiana)! *Il Si (Sancte Johannes) fu aggiunto solo nel 1482.

Questo sistema godette di grandissima fortuna nei secoli a venire. Divenne il principale metodo di insegnamento della musica sino al XVII sec., dopodiché i suoi principi vennero ripresi e adattati alla musica tonale nel nostro secolo.

MONACHESIMO

Il repertorio gregoriano che si venne a costituire nel corso dei due ultimi secoli del primo millennio, sia sotto il punto di vista liturgico e musicale, è il risultato di un incessante processo di trasformazione di forme, modi esecutivi e stili di canto sviluppatisi dentro due ambienti diversi ma paralleli: l'ufficio quotidiano e la messa. Benché l'abitudine di riunirsi a pregare in determinate ore fosse già praticato dai paleocristiani (vedi STAR), e con la liberazione del culto grazie a Costantino nel 313 d.C. (vedi STO 1a liceo + STAR), avesse già raggiunto uno stadio di organizzazione, fu il monachesimo a promuoverne un particolare incremento ed a stabilire un definitivo ordine. La celebrazione dell'officio si svolge (anche tuttora, nei centri monastici) a date ore del giorno e della notte. Il suo asse portante è la salmodia, sia nella sua forma antifonale, che responsoriale. Quella antifonale corrispondeva anticamente al canto di un salmo a cori alterni, mentre più tardi si affermò l'uso di alternare i versetti del salmo con un ritornello tratto dal medesimo, o da uno estraneo. La salmodia responsoriale, consiste invece nell'intercalare al canto solistico dei versi, una risposta corale, la responsio. Oltre alla salmodia, un altro genere di canto liturgico che ricorre nella celebrazione canora dell'officio, è quello degli inni. A differenza degli altri canti, gli inni (introdotti in Occidente dal IV sec.) accompagnano testi poetici con metrica scandita sul giambo (piede metrico della poesia greca e latina formato da una sillaba breve ed una lunga). La Chiesa, timorosa che potessero diventare veicoli di eresia, mantenne nel primo millennio un atteggiamento piuttosto cauto e diffidente nei confronti di questi inni. Questi ultimi, infatti, erano al confine fra la produzione colta e popolare, e godettero (come quelli Ambrosiani, utilizzati per combattere l'eresia ariana) di un gran favore popolare.

La messa: In tempi successivi, a un nucleo di salmi che cambiavano di testo col mutare delle festività, furono aggiunti cinque canti su testi fissi, al fine di accompagnare le parti cantate delle messe. Quando l'esecuzione dei canti delle messa fu assegnata al corpo dei musicisti della Schola Cantorum, questi acquisirono un grado estetico più elevato. La lunghezza dei brani si accorciò, a favore dell'espansione melodica del canto. E soprattutto, le forme solistiche assunsero un aspetto quanto mai ornato, per cui i cantori solisti potevano esibire un vero e proprio virtuosismo vocale. Proprio tali varietà di forme e stili melodici fanno della messa il genere artistico più perfetto e vario che il canto monodico cristiano (e quello gregoriano in particolare) abbia prodotto nel corso di un processo di sviluppo millenario.

GUIDO d'AREZZO

Guido d'Arezzo fu un teorico musicale (Pomposa 992 circa - convento camaldolese di Fonte Avellana, Pesaro e Urbino, 1050 circa).

Fu monaco dell'abbazia di Pomposa, presso Ferrara, dove iniziò gli studi di teoria musicale, ma le innovazioni didattiche gli valsero l'ostilità dei confratelli; si stabilì allora ad Arezzo (1023 circa), ove insegnò nella scuola di canto della cattedrale. Benché non sia stato il primo a servirsi di linee nella notazione musicale, è tradizionalmente considerato l'inventore del sistema moderno del rigo, con note poste sulle linee e negli spazi.

A lui si deve anche l'invenzione di un sistema mnemonico (manoguidoniana) per aiutare l'esatta intonazione dei gradi della scala (esacordo), basato sulle prime sillabe dell'inno a san Giovanni Battista: Ut quéant láxis Resonáre fibris Mí-ra gestórum Fá-muli tuórum, Sól-ve pollúti Lá-bii reátum, S-áncte J-oánnes. Egli espose tali innovazioni nella Epistola ad Michaelem de ignoto cantu e nel Prologus in Antiphonarium. Tale sistema è alla base della teoria della solmisazione.

Fissato così l'intervallo esatto tra le varie note Guido inventò o perfezionò il modo di rappresentarlo con esattezza. Mentre nell'antica notazione i neumi erano disposti in ordine sparso, egli pensò di radunarli attorno a una riga tracciata sul foglio e corrispondente a una nota prestabilita, cui tosto se ne aggiunse un'altra, finché riuscì a offrire un sistema definitivo di notazione a quattro righe detto tetragramma.

Per stabilire l'altezza del semitono tracciava in giallo la linea corrispondente al do, e in rosso quella corrispondente al fa. Subito diffuso nelle regioni d'Italia, dopo l'approvazione del papa, e con maggior lentezza nelle scuole germaniche, il suo metodo fece assumere ai segni di notazione le più semplici e stabili forme di un quadrato o romboidale, con o senza codetta, forme da cui uscirono le notazione nera quadrata o romana e la romboidale o gotica.

CARATTERISTICHE DEL CANTO GREGORIANO

Dalla sua nascita la musica cristiana fu una orazione cantata che non deve effettuarsi in modo puramente formale, ma con devozione, o come dice san Paolo “cantate a Dio con il vostro cuore”. Il testo è dunque il motivo del Canto Gregoriano. In realtà il canto del testo si basa sul principio che – secondo sant’Agostino - “chi canta prega due volte”. Il Canto Gregoriano non si potrà mai comprendere senza il testo, che è prioritario rispetto alla melodia ed è quello che le dà significato. Quindi, per interpretare il Canto Gregoriano, i cantori devono aver capito molto bene il significato del testo. Di conseguenza qualsiasi impostazione di voce di tipo operistico e che intende evidenziare il o gli interpreti deve essere evitata.

· E’ musica vocale che si canta a cappella senza accompagnamento di strumenti.

· Si canta all’unisono –una sola nota per volta- il che significa che tutti i cantori intonano la stessa melodia. Questo tipo di canto si chiama Monodico. Molti autori affermano che non si deve ammettere il canto di un coro misto. Tuttavia, considerando che molti uomini, donne e ragazzi devono avere la stessa opportunità di partecipare alla liturgia, si raccomanda, per non infrangere questo principio della monodia, che cantino alternativamente.

· Si canta con ritmo libero, secondo lo sviluppo del testo letterario e non con schemi su misura, come potrebbe essere quelli di una marcia, una danza, una sinfonia. (vedi la sezione Ritmo)

· E’ una musica modale scritta in scale di suoni molto particolari che servono per suscitare una varietà di sentimenti, come raccoglimento, allegria, tristezza, serenità. (vedi la sezione Modi)

· La sua melodia è sillabica, a ciascuna sillaba del testo corrisponde un suono ed è melismatica quando ad una sillaba corrispondono vari suoni. Ci sono melismi che ne contengono più di 50 per una sola sillaba.

· Il testo è in latino, lingua dell’impero romano diffusa per l’Europa. Questi testi furono ricavati dai Salmi e da altri libri dell’Antico Testamento; alcuni provenienti dai Vangeli e altri di ispirazione propria, generalmente anonima. Tuttavia esistono alcuni pezzi liturgici in lingua greca: Kyrie eleison, Agios o Theos (liturgia del Venerdì Santo)...

· Scrittura: il Canto Gregoriano è scritto sopra un tetragramma, cioè sopra 4 linee, a differenza del pentagramma della musica attuale. Le sue note si chiamano punto quadrato (punctum quadratum) o virga se sono note individuali, o neuma se sono note raggruppate; esse hanno ugual valore in relazione alla loro durata, ad eccezione di quelle che hanno un episema orizzontale, la nota precedente il quilisma e la seconda nota del Salicus la cui durata si allunga ma con un significato espressivo, e le note che hanno il punto il quale ha la durata di una nota semplice. (Vedere la sezione Notazione)

LO SCENARIO DEL CANTO GREGORIANO

Come detto precedentemente il Canto Gregoriano nacque come interpretazione dentro la Liturgia della Chiesa. Quindi è la Liturgia lo scenario naturale.

1. La Messa: Durante la celebrazione dell’eucaristia esistono due gruppi principali di pezzi:

a) L’Ordinario: è composto da testi che si ripetono in tutte le messe.

· Kyrie Eleison

· Gloria in excelsis Deo

· Credo

· Santo & Benedictus

· Agnus Dei

b) Il Propio: è costituito da pezzi che si cantano secondo il tempo liturgico o secondo la festa che si celebra.

· Introito: canto di entrata per iniziare la celebrazione

· Graduale o Alleluja o Tracto: dopo le letture

· Offertorio per accompagnare il momento delle offerte

· Communio

c) Oltre a questi due gruppi ne esistono altri che si cantano come recitativi senza inflessione (cantillazione): così sono le orazioni, le letture, il prefazio e la preghiera eucaristica, il Padre Nostro. Erano pezzi che per la loro semplicità potevano essere eseguiti dal celebrante o da persone alle quali non era richiesta una speciale abilità per il canto.

2. L’Ufficio Divino. Nei Monasteri i monaci facevano una pausa nel lavoro e si riunivano regolarmente a determinate ore del giorno per fare le loro preghiere.

· Mattutino: preghiera invitatorio

· Lodi: preghiera del mattino

· Prima

· Terza: 9 AM

· Sesta: 12 M

· Nona: 3 PM

· Vespro: 6 PM

· Compieta: prima del riposo.

Il repertorio dei canti per l’Ufficio Divino consta di:

· Il canto dei Salmi

· Semplici recitazioni –cantillazione- delle letture e delle preghiere

· Antífonas de invitatorio

· Inni

· Antífone cantate prima e dopo i salmi

· Responsori

· Te Deum

· Canti dell’Antico e del Nuovo Testamento (Benedictus, Magnificat, Nunc Dimittis)

3.- Altri canti:

· Tropi: testi intercalati a preghiere ufficiali

· Qualche melodia di abbellimento con varianti melismatiche che si aggiungono all’Alleluja.

· Sequenze: esempi: Sequenza di Pasqua, Sequenza dei Defunti...

· Canti processionali: processione al Sepolcro, processione con il Santíssimo Sacramento, etc.  

M° Giovanni Vianini

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APPROFONDIMENTI:

http://www.cantoambrosiano.com  

http://www.cantogregoriano.it/vianini.htm  

GIOVANNI VIANINI.
Milanese ma di origini cremonesi, inizia la sua attività musicale a otto anni come cantore nella Cappella Musicale del Duomo di Milano. Principalmente il suo impegno musicale è rivolto allo studio, divulgazione e pratica in liturgia del canto Ambrosiano e Gregoriano: al suo attivo vi sono 49 anni di servizio liturgico come cantore, organista e direttore di coro. E’ direttore del coro Schola Gregoriana Mediolanensis, da lui formata nel 1981. Nell' Ottobre del 2000 ha ricevuto dall' Arcivescovo di Milano S. E. Card. Carlo Maria Martini una medaglia come segno di riconoscimento per il lavoro svolto nel canto ambrosiano e gregoriano.   

RECAPITI:
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