Fortepiano
è il nome con il quale si usa convenzionalmente chiamare il pianoforte
nei suoi primi anni di vita. Fortepiano e pianoforte differiscono tra loro
non solo per il periodo storico in cui gli strumenti vennero costruiti, ma
anche e soprattutto per importanti caratteristiche tecniche.
L'epoca d'oro di questo strumento abbraccia
il periodo che va dal 1780 al 1835.
Disponibile
in due varianti, a coda o a tavolo, il fortepiano è costruito interamente
in legno, senza rinforzi metallici; le corde sono percosse da martelletti
rivestiti di pelle.
L'estensione era inizialmente di quattro ottave, che aumentarono fino a
sei.
Le varie zone della tastiera hanno una individualità sonora molto
pronunciata, che differisce dalla omogeneità caratteristica dei moderni
pianoforti.
La dinamica
è ridotta per quanto riguarda
il volume, ma è assai varia per tutte le sfumature di piano,
pianissimo, mezzoforte e forte che si possono ottenere.
Inoltre è possibile mutare il timbro delle
corde attraverso
una serie di meccanismi comandati da pedali o ginocchiere, presenti in
numero variabile, con effetti sonori
particolarissimi e impossibili da trasferire su strumenti moderni:
-
Pedale moderatore:
interpone a corde e martelletti una sottile striscia di feltro per
rendere il suono più vellutato, creando un effetto vaporoso e misterioso.
-
Liuto:
preme del materiale morbido contro le corde, a ridosso del ponticello,
smorzandone il suono.
-
Pedale
degli smorzi:
consente
alle corde di vibrare liberamente
-
1 Corda:
sposta tutta la meccanica facendo sì che il martello batta solo su
una delle tre corde per ogni tasto.
-
Fagotto:
una striscia di pergamena viene a contatto con le corde vibranti,
producendo così un suono nasale simile a quello del fagotto.
-
Pedale
delle turcherie: si tratta senza dubbio del pedale più
bizzarro e la sua funzione è azionare una serie di marchingegni che
riproducono un suono di grancassa (battendo un mazzuolo al di sotto
della tavola armonica), campanelli (tre battenti che percuotono
altrettanti campanelli metallici situati sulla parete interna sinistra
dello strumento) e piatti (una lamina di metallo che batte, scendendo
per peso, sulle corde dei bassi), elementi
tipici della musica turca, così come filtrata dalla cultura viennese
dell'epoca.
Molti di questi
effetti col tempo "passarono di moda" e furono quindi eliminati
dai moderni pianoforti.
LA STORIA
Il
primo e più importante fra i costruttori di fortepiani fu il fiorentino
Bartolomeo Cristofori
(Padova, 4 maggio 1655 -
Firenze, 27 gennaio 1731).
Della vita di
Cristofori si conosce poco e la sua invenzione fu pressoché
ignorata in Italia.
Si trasferì da Padova a Firenze intorno al 1690, dietro richiesta
del principe Ferdinando de' Medici, rinomato clavicembalista:
questo fatto suggerisce che Cristofori aveva già fama di abile
costruttore di strumenti musicali. Sembra
che Cristofori abbia inventato il fortepiano tra
il 1698 ed il 1700 e, secondo fonti contemporanee, nel 1711
si contavano quattro dei suoi strumenti. Il
principio innovativo del suo nuovo strumento, chiamato “gravicembalo con il piano e forte” o “cembalo a martelli”, consisteva nell’applicazione di una martelliera ad
una struttura di clavicembalo. Quest'operazione aveva una particolare
ragione d'essere: negli strumenti a tastiera, la corda pizzicata da un
meccanismo rispondeva sempre con la stessa intensità di suono mentre la
riuscita sperimentazione dell'inserimento della nuova meccanica nella
preesistente cassa del clavicembalo permetteva di agire sul tasto con più
o meno forza per poter ottenere l'effetto rispettivamente di forte e di
piano.
Ferdinando morì nel 1713
e Cristofori rimase al servizio dell'Arciduca Cosimo III,
divenendo in seguito (1716) responsabile della manutenzione della
collezione di strumenti raccolta da Ferdinando; su 84 strumenti, 7
erano costruiti da Cristofori.
Seppure
in modo semplice il “gravicembalo” di Cristofori conteneva tutte le
parti essenziali della meccanica di un pianoforte: martelletti articolati,
indipendenti dai tasti e forniti di uno scappamento semplice, smorzatori
singoli per ogni corda.
Nel
1720 fu perfezionato il rudimentale sistema di scappamenti, compare il
paramartello e viene aggiornato il sistema di smorzatori: Cristofori migliorò il suo fortepiano a tal punto da arrivare,
nel 1726, alle basi della tecnica pianistica moderna.
Gli
strumenti di questo tipo che oggi rimangono a noi sono tre: uno, del
1720, conservato a New York, uno, del 1722, conservato a Roma ed
uno, del 1726, conservato a Lipsia. L’esemplare di Roma,
l’unico rimasto in Italia, è quello mantenuto nelle migliori
condizioni. Ambito: 4 ottave do1-do5. Misure: Lato A cm. 82; soli
tasti cm. 68,7; lato B cm.22,6; lato C cm.25; lato D cm. 176; lato
E cm. 64; alt. cassa (chiuso) cm.21.
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Bartolomeo
Cristofori |
Il
Fortepiano di Cristofori conservato a Roma
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Ascolta il suono
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LA
MECCANICA DI CRISTOFORI
La meccanica
inventata da Bartolomeo Cristofori intorno al 1700 non si limita a
consentire la percussione delle corde per mezzo di un martelletto
con maggiore o minore forza, in modo da ottenere suoni più o meno
intensi, ma regola il movimento del martello in modo estremamente
preciso:
• ottimizzando il rapporto tra la velocità di abbassamento del
tasto e la velocità di rotazione del martello, per mezzo di
opportuni rapporti delle lunghezze e delle posizioni dei fulcri
delle tre leve implicate: la leva del tasto, la leva intermedia e
il martelletto stesso;
• controllando la corsa del martello verso le corde, per mezzo
dello scappamento, che spinge il martello verso le corde
distaccandosene appena prima della percussione;
• controllando il ritorno del martello per impedirgli di
rimbalzare indietro verso le corde e produrre una ripetizione
indesiderata, per mezzo del paramartello, che accoglie il martello
finché il tasto resta abbassato.

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A
seguito della diffusione dalla notizia della realizzazione di Cristofori,
si svilupparono una moltitudine di progetti per la costruzione di
strumenti similari come quelli di Jaen Marius a Parigi e di Christoph Schröter
a Dresda, progetti che non vennero mai realizzati a causa della mancanza
di appoggi e di finanziamenti.
Migliore fu la sorte di Gottfried Silbermann (Kleinbobritzsch,
14 gennaio 1683 – Dresda, 4 agosto 1753), uno dei più illustri
organari del Settecento. Oltre a creare più di 50 organi, 29 dei quali si
trovano ancora oggi in Sassonia, Silbermann fu anche una figura centrale
nella storia dell'evoluzione del pianoforte.
Nel 1711, Scipione Maffei, facendo delle ricerche sull'origine del
fortepiano, aveva pubblicato un'intervista con Cristofori su un giornale
italiano, il “Giornale
de’ letterati d’ Italia”, in cui la sua invenzione è descritta nei
minimi particolari, persino con schemi delle meccanica e lodata per le
caratteristiche innovative del suono. Nel 1725 questo articolo
venne tradotto in tedesco dal poeta di corte di Dresda, Johann Ulrich König,
e si pose presumibilmente all'attenzione di Silbermann, che si adoperò
per copiare scrupolosamente la meccanica degli strumenti di Cristofori. Nel
1726 egli presentò tre strumenti che fondevano la meccanica italiana di
Cristofori e quella tedesca di Schröter. Presentati a J.S. Bach non
piacquero per l’esiguità del suono nel registro acuto e per la
pesantezza della meccanica. Lo strumento esaltò invece Federico II di
Prussica che ne acquistò ben 15 esemplari (ancora oggi due si
trovano nel palazzo di Federico a Potsdam).
Grazie a questo appoggio Silbermann potè perfezionare il suo strumento
che, ripresentato a Bach nel 1747, non solo fu giudicato positivamente, ma
il compositore tedesco si pose addirittura come intermediario per la
vendita di tali strumenti, firmando un regolare contratto datato 8 maggio
1749.
Silbermann fu l'inventore di una caratteristica tipica dei
pianoforti moderni: lo smorzatore, che consiste in un pedale che consente
alle corde del pianoforte di vibrare liberamente. L'iniziale progetto di
Silbermann, però consisteva non in un pedale, ma in una leva manuale
azionata dal pianista, caratteristica che però richiedeva che il
musicista utilizzasse una mano per azionare il meccanismo, interrompendo
la propria funzione sulla tastiera.
Probabilmente
Cristofori ed i suoi contemporanei non ebbero successo perché operarono
troppo in anticipo sui tempi, in un epoca in cui la qualità sonora dei
loro strumenti non corrispondeva all’ideale in auge.
Quando
però la polifonia lineare cedette il passo all’ espressione melodica,
la possibilità di graduare il suono secondo gesti di interiore emotività
mise in primo piano il fortepiano decretando il rapido declino del
clavicembalo. Da strumento sperimentale il fortepiano diveniva strumento
di largo uso: nel 1770 era diffuso in tutte le sale da concerto d’
Europa.
La
storia industriale del Fortepiano-pianoforte inizia dopo il 1750: la
dinastia di Silbermann viene continuata da
Johann Andreas Stein (Heidesheim, 16 May 1728 - Augsburg, 29
February 1792).
Dopo aver appreso il mestiere di costruttore d'organi nell'officina
paterna, si perfezionò dapprima a Strasburgo presso Silbermann e poi a
Ratisbona presso F.J. Späth. Si stabilì poi definitivamente ad Augusta,
dove fondò uno stabilimento molto importante per l'epoca, che costruiva
fino a 20-25 strumenti l'anno.
Egli
perfezionò ulteriormente la meccanica di Silbermann inaugurando così la
meccanica cosiddetta “viennese” perché sarà adottata da tutti i
fabbricanti austriaci fino alla metà del XIX secolo.
La
forma della cassa era quella dedotta dal clavicembalo e la sonorità degli
strumenti di Stein era discreta e penetrante tanto da conquistare
l’apprezzamento di W. A. Mozart che, nel 1781 arrivando a Vienna scrisse : “Sono arrivato nella
Klavierland”! Lo stesso Mozart propose a Stein di sostituire le
ginocchiere con degli smorzi.
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LA
MECCANICA VIENNESE

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Johann
Andreas Stein, 1783
(Boston, Museum of Fine Arts) |
1796,
John Broadwood & Son
(Boston, Museum of Fine Arts) |
In altri stati
Europei ed in particolare in Inghilterra si sviluppa una storia
“parallela” per il fortepiano; verso il 1760 Johann Christian Bach
sbarca a Londra insieme ad altri numerosi musicisti e costruttori di
strumenti costretti in Europa all’inattività dalla guerra dei 7 anni. La
tipologia di strumento che si sviluppa in questa area è però
differente: è il fortepiano “a tavolo” o “square piano”.
Introdotto dal costruttore Johannes Zumpe (1735-1785)
aveva il vantaggio che poteva essere
ricavato semplicemente sostituendo la meccanica dei clavicordi. Le corde
erano parallele alla tastiera e non perpendicolari. Zumpe ed in seguito John
Broadwood (1732-1812) produssero in Inghilterra un grandissimo numero si “square
pianos” estendendo la tastiera a 5 ottave e ½ ed in seguito a 6,
applicando i pedali in sostituzione delle ginocchiere e rinforzando la
cassa.
Il
fortepiano quadrato era uno strumento tipicamente domestico; non aveva una
sonorità pari ai modelli a coda utilizzati nei concerti, ma era di
ridotte dimensioni e poteva fungere anche da scrittoio.
Nel
1768 J.Ch.Bach tiene il primo recital di fortepiano in Inghilterra. Nel
frattempo la moda del fortepiano contagia tutta l’ Europa ed il nuovo
strumento diviene uno status symbol.
Negli
anni ’70 del settecento un allievo di Broadwood, Stodart costruisce un
tipo di fortepiano con un suono più importante poiché rinforzato nelle
sue strutture e nell’ incordatura; contemporaneamente compare il pedale
(o la ginocchiera) dell’una corda.
Negli
anni ’80 Broadwood
rivoluziona la modalità di produzione degli strumenti applicando un
metodo di produzione industriale, cosa che gli permetterà di surclassare
i suoi concorrenti producendo più di 500 pianoforti l’anno contro i 50
prodotti con metodi tradizionali.
Con
lo scorrere del 1700 muoiono tutti i compositori della vecchia generazione
come Bach. Couperin, Scarlatti, Haendel, e la nuove generazioni sono ormai
formate sul gusto compositivo relativo al fortepiano: il tramonto del
clavicembalo è ormai compiuto; si pensi che Broadwood rifiutò un reso di
un clavicembalo un cambio di un fortepiano perché il clavicembalo era
ormai impossibile da smerciare.
Con
il dilagare della moda si moltiplicano i costruttori: tra il 1760 ed il
1851 si conoscono almeno 400 costruttori di pianoforti; gli esperimenti
furono tantissimi, non esisteva uno standard costruttivo e la fantasia
degli artigiani non aveva limiti: nacquero così il fortepiano ellittico,
strumenti di forma ovale, il cosiddetto piano-lira o piano-giraffa,
strumenti con 4, 5, 6 pedali con effetti “speciali” come fagotto e
turcherie.
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Fortepiano
CONRAD GRAF
Vienna, 1820 circa
(A.B.C. Firenze)
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Erard
et Cie, ca. 1840
(New York, Metropolitan Museum of Art) |
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"Piano-lira",
1835
Johann Christian Schleip, Berlin
(Boston, Museum of Fine Arts) |
Upright
Harp Piano, 1843
(New York, Metropolitan Museum of Art) |
Intorno
al 1810-1820 lo splendore del fortepiano è al massimo livello; a questo
punto però le sorti degli strumenti con meccanica viennese e quelle degli
altri prodotti nelle restanti parti dell’ Europa si fanno differenti.
La
meccanica viennese era per sua costituzione meno aperta ad ulteriori
perfezionamenti, cosa che la rese sfavorita nel momento in cui il francese
Erard brevettò il doppio scappamento nel 1821.
La
meccanica a doppio scappamento è alla base di tutte le meccaniche moderne:
il movimento avviene in due fasi - mentre il tasto resta depresso dopo una
prima fase che coinvolge l'azione del primo scappamento, il martello resta
sospeso, grazie all'azione della leva di ripetizione, a una distanza
inferiore alla metà di quella iniziale rispetto alle corde. Il secondo
scappamento consente di rilanciare il martello da questa posizione.
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LA
MECCANICA DI ÉRARD


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A
partire da questi anni la sorte del fortepiano è segnata a causa
dell’incalzare di nuove esigenze sonore. I nuovi romantici come Chopin
ma soprattutto Liszt ( pare che Liszt durante
i suoi concerti richiedesse sempre 2 fortepiani perché immancabilmente uno
si rompeva!) ricercano volumi sonori che il fortepiano non può più
dare. Le sale da concerto si ampliano ed il concerto come evento divistico
esige nuovi spazi. Le nuove composizioni di livello
virtuosistico mai visto prima richiedono meccaniche ancora più resistenti
e scattanti. Ecco che la meccanica viennese viene a poco a poco
abbandonata ( anche se saranno prodotti strumenti con questo tipo di
meccanica sino alla fine del 1800 ).
Negli
Stati Uniti, meno tradizionalisti e più aperti alle innovazioni si applicò
il primo telaio in metallo ( brevettato da Stainway nel 1839 circa ); in
Europa furono più restii ad inserire elementi metallici per rinforzare la tenuta ed
aumentarne il volume di suono perché aleggiava
la convinzione che tali inserti causassero un brutto suono.
La maggiore
richiesta di volume sonoro giustificata dal diffondersi del rito del
concerto pubblico in ambienti sempre più vasti, impose l’uso di
corde non più di ottone, rame o ferro, bensì di acciaio con calibri
maggiori e quindi con maggiori tensioni a loro volta necessariamente
sostenute non più da un fragile telaio in legno, ma da un robusto
sostegno di ghisa. I martelli non più ricoperti di pelle ma di
feltro, e di dimensioni maggiori, erano chiamati a produrre sonorità
più adatte a un pubblico sempre più numeroso.
Con
l’applicazione del telaio in ghisa il fortepiano in senso stretto cessa
di esistere per lasciare strada al pianoforte che, fatto salvo per poche
migliorie apportate durante il secolo XIX, assomiglia in tutto e per tutto
agli strumenti odierni
Ma
il fortepiano non può essere considerato come uno strumento primitivo
successivamente perfezionato sino ad arrivare al pianoforte, in quanto fu
perfettamente funzionale ai musicisti e alle esigenze dell’epoca del suo
maggiore splendore. E’ in questa ottica che negli ultimi cinquanta anni
il rinnovato interesse per una lettura filologica della produzione
musicale del periodo classico e romantico ha portato alla riscoperta, alla
rivalutazione e al recupero del fortepiano non più e non soltanto come
reperto museale, ma come arnese della musica.
ASCOLTI
Johann
Christian Bach, Sonata Op.17 Nr. 2, 3° movimento: Prestissimo
(Marco Cadario, Fortepiano Johann Schantz 1800)
Johann
Nepomuk Hummel, Recollections of Paganini (M.Cadario, Fortepiano
Schott 1830 ca.)
APPROFONDIMENTI
Il
recupero del fortepiano e la sua presenza nella vita musicale
contemporanea
Accademia
Bartolomeo Cristofori
http://www.museostrumentimusicali.it/strumento1.asp?id=604
Convegno
internazionale "la cultura del Fortepiano"
Early
Piano - Fortepiano Information site
http://it.wikipedia.org/wiki/Gottfried_Silbermann
http://en.wikipedia.org/wiki/Johann_Andreas_Stein
http://www.answers.com/topic/johannes-zumpe
http://en.wikipedia.org/wiki/John_Broadwood
http://www.arcobalenodellenote.it/pianoforte5.asp
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