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IL CANTO AMBROSIANO ·
La messa
gregoriana e la messa ambrosiana
Al fine di poter cogliere con evidenza le affinità e le divergenze tra la struttura liturgica della messa gregoriana e quella della messa ambrosiana sarà utile esaminare la tabella riportata alla fine di questo capitolo. Occorre subito precisare che è possibile individuare in entrambi i riti cinque ampie sezioni. Di seguito ne viene data una sintetica descrizione a commento di quanto già riportato nella tabella. 1. Parte introduttoria prima delle letture Nella liturgia romana la messa inizia con l’ introito, il canto che accompagna l’ingresso del celebrante. Il testo è quello di un salmo i cui versetti sono intercalati da un’antifona che funge da ritornello. Ad esempio nell’introito della messa di Natale viene utilizzato il salmo 97 “Cantate Domino canticum novum” mentre l’antifona “Puer natus est” è tratta da Isaia 9,6. Segue il Kyrie, poi il Gloria che è un inno importato dall’Oriente. La sezione si conclude con una preghiera del celebrante in cui viene espressa la tematica centrale della celebrazione (collecta).
Nella liturgia ambrosiana abbiamo la
medesima struttura, cambia però la denominazione del canto d’ingresso
ed il Kyrie segue il Gloria. Inoltre, l’ingressa (costituita dalla sola
antifona) non viene cantata durante l’ingresso del clero, ma ai piedi
dell’altare, dunque la sua funzione non è identica a quella
dell’introito. Da notare che, mentre nel rito romano in quaresima il
Gloria viene semplicemente omesso, in quello ambrosiano esso è costituito
da preghiere liturgiche di origine orientale. 2.
La liturgia della parola Nella liturgia romana abbiamo due letture, la prima tratta dall’Antico o dal Nuovo Testamento, la seconda è sempre tratta dal Vangelo. Tra queste due letture abbiamo due canti: il Graduale (un salmo cantato dal solista) e l’Alleluja che in quaresima veniva sostituito dal Tractus. A Milano troviamo invece tre letture tratte rispettivamente dall’Antico Testamento (propheta), dal Nuovo Testamento (apostolus), dai Vangeli. Differente è la denominazione dei canti, anche se esiste una fondamentale corrispondenza; di fatto lo psalmellus occupa il medesimo posto e ha la stessa funzione del graduale gregoriano, molti di questi brani riprendono inoltre testo e melodia da graduali gregoriani cantati per la stessa festa anche se sostanziali varianti sono state apportate alla linea melodica. Nel rito ambrosiano il cantus sostituisce l’alleluja non solo in quaresima ma anche nella settimana precedente il Natale. 3.
Riti
offertoriali Questa sezione nella liturgia romana inizia con il Credo che però fu introdotto tardi, nell’XI secolo. A Milano il Credo fu introdotto in epoca carolingia ed ha posizione differente, come risulta dallo schema. La secreta o super oblata è una preghiera conclusiva che fa riferimento ai doni. 4. La preghiera eucaristica Dal punto di vista teologico è il momento più significativo: consacrazione del pane e del vino. Inizia con una preghiera di lode (praefatio) che si conclude con il canto del Sanctus[1] in entrambe le tradizioni. Seguono altre sezioni che si adattano a singole festività. 5.
I riti di comunione e conclusione La differenza sostanziale tra le due liturgie sta nel rito della fractio panis che nella liturgia romana è accompagnata dal canto dell’Agnus Dei, mentre in quella ambrosiana precede il Pater noster ed è accompagnata da un proprio canto il confractorium. Differente è la denominazione dei canti di comunione; da notare che il repertorio di transitoria ambrosiano risente notevolmente dell’influsso bizantino.
[1] Acclamazione di probabile origine siriaca. Giuseppina
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