IL CANTO GREGORIANO

Con il termine “gregoriano” si è soliti indicare il vasto repertorio di canti monodici, cioè ad una sola voce, della liturgia latino-romana.

Nel 313 d.C., con una legge dell’Imperatore Costantino, l’editto di Milano, nell’ambito dell’Impero romano cessarono le persecuzioni contro i cristiani ed il cristianesimo entrò a far parte delle religioni dell’impero. I cristiani, quindi poterono finalmente uscire dalle catacombe liberi di professare la propria fede, di costruire le chiese ove riunirsi e di esprimere il sentimento religioso attraverso le varie forme d’arte. La Chiesa di Roma incominciò in quel secolo ad organizzare definitivamente il proprio culto (cerimonie religiose, riti, etc.); è proprio nel corso del IV secolo che venne definita la data annuale della Pasqua (Concilio di Nicea, 383 d.C.) ed istituita la celebrazione del Natale di Gesù Cristo. Una particolare attenzione fu data anche al campo musicale.

Il repertorio di canti liturgici che si andò formando nel corso dell’alto medioevo viene denominato “canto gregoriano”; sembra, infatti, che a Papa Gregorio I (papa dal 590 al 604), detto Gregorio Magno, sia da attribuire il merito di aver scelto e riunito nell’Antifonario i testi dei canti sacri pretendendo che ovunque in Occidente, durante le funzioni religiose, fossero eseguite quelle melodie scelte dalla Chiesa di Roma.

   I moderni studiosi hanno messo in dubbio le testimonianze che riportano tale tradizione, in primo luogo perché non contemporanee, ma posteriori di quasi tre secoli alla morte del pontefice, la Vita redatta da Giovanni Diacono, fonte che per la prima volta fa esplicito riferimento ad una riforma dei canti dell’Antifonario da parte di Gregorio Magno, risale alla fine del IX secolo. Inoltre è da notare che i primi documenti scritti che riportano integralmente i testi della messa codificati in un repertorio completo e stabile furono redatti tra l’VIII ed il IX secolo. Impensabile è poi l’idea di una riforma musicale attuata da Gregorio I dato che il più antico codice con notazione musicale a noi giunto, il Cantatorium cod. 359 di S. Gallo, è del IX secolo. È più probabile che il nome di Gregorio Magno sia stato utilizzato come riferimento ideale, quasi a voler sacralizzare e unificare una tradizione e per avallare la diffusione della liturgia romana. In pratica, facendo riferimento a questo papa, da cui l’intero repertorio di canti prende nome, si sarebbe giustificata l’unificazione di una situazione liturgica differenziata; numerosi sono infatti i documenti che attestano per lungo periodo nel corso del Medioevo divergenze tra chiese locali ed aree culturali, il diffondersi di abitudini liturgiche indigene, il migrare di testi, canti, festività.

   Tra le forme autonome di riti liturgici esistenti prima del processo sistematico di unificazione, ricordiamo:

1.      Il rito romano coltivato a Roma.

2.      Il rito beneventano praticato nell’Italia meridionale.

3.      Il rito ambrosiano, ancora in uso a Milano.

4.      Il rito gallicano praticato nella Francia meridionale.

5.      Il rito mozarabico praticato nella penisola iberica.

Giuseppina Mascari

 

Per saperne di più….

F. Rampi-M. Lattanzi, Manuale di canto gregoriano, Milano, E.I.M.A., 1991

A. Turco, Il canto gregoriano: corso fondamentale, Roma, Torre d'Orfeo, 1991.

G. Baroffio, Musicus et cantor: il canto gregoriano e la tradizione monastica, Seregno, 1996

W. Apel, Il canto gregoriano: liturgia, storia notazione, modalità e tecniche compositive, Lucca, LIM, 1998