IL DAL MEDIOEVO AL RINASCIMENTO. 
APPUNTI PER UNA STORIA DELLA MUSICA TRA XI E XVI SECOLO - Parte seconda

di Laura Sacchiero

La Musica profana del Medioevo

La musica è sempre stata presente in tutte le attività dell’uomo. Feste, banchetti, spettacoli teatrali, cerimonie profane o sacre, preghiere, danze, sono sempre state accompagnate dal canto e dal suono degli strumenti musicali. Anche se il canto liturgico - e specificatamente quello Gregoriano – fu certamente il fatto di maggior rilevanza del Medioevo, esso venne affiancato da altre forme profane di musica, che si svilupparono a partire dall’anno Mille. Fino a quel momento, la tradizione musicale profana, si era diffusa solo oralmente e in modo del tutto occasionale.

Nei primi secoli del medioevo artisti ambulanti giravano nelle piazze dei paesi per offrire alla gente del luogo i loro spettacoli. Questi artisti, chiamati giullari o menestrelli, erano ben accolti anche nei castelli, dove venivano invitati per allietare le feste di corte. Erano cantori, abili suonatori, danzatori, acrobati e buffoni, che spesso provenivano da luoghi lontani ed erano a conoscenza di avvenimenti che potevano suscitare curiosità ed interesse. In un mondo privo di mezzi di informazione essi costituivano un’insostituibile fonte di notizie e, in un certo senso, anche di cultura.

Fino all’anno Mille la musica profana era per lo più affidata a questi artisti vagabondi: le loro canzoni (le chanson de geste), spesso improvvisate sul momento, erano basate su semplici melodie ripetute e narravano storie di eroi e condottieri come  Carlo Magno,  Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda, i Crociati. La più famosa è la Chanson de Roland, la cui redazione risale circa alla seconda metà dell’XI secolo, benché narri vicende relative all’epopea di Carlo Magno.

Trovatori, trovieri e minnesänger

Attorno all’anno Mille si assiste ad un generale risveglio di civiltà. La vita esce dal mondo chiuso del feudo e anima le città che diventano centri di produzioni e di commercio. L’arte e la cultura trovano nuove vie di sviluppo.

In Provenza, nella Francia del Sud, a partire dal XII secolo nacque una nuova figura di poetamusicista: il trovatore. I trovatori erano per lo più di origine nobile e amavano dilettarsi nella poesia e nella musica componendo versi e a volte anche la melodia sulla quale cantarli.Essi frequentavano le corti aristocratiche dedicando la loro arte soprattutto alle nobile dame: l’amore cortese, inteso come vassallaggio alla donna, era infatti l’argomento principale delle loro canzoni, scritte in provenzale o lingua d’Oc (una lingua romanza ancora oggi in uso presso le popolazioni occitane). A differenza di quella dei menestrelli, la musica dei trovatori solitamente veniva scritta, e questa è una conferma della sua origine colta.

Accomunati da un’unica alta concezione dell’arte, i trovatori furono musicisti delle proprie composizioni e si espressero in ritmi e forme diverse, tra cui la canzone, la tenzone, il discorso, il lamento, secondo il prevalere di temi prettamente lirici o di quelli morali o politici.

Il movimento trobatorico ebbe il suo primo rappresentante in Guglielmo d’Acquitania. I principali trovatori furono Bernard de Ventadorn, Jaufré Rudel, Peire d’Alvernha, Guiraut de Borneth, Arnaut Daniel, Bertan de Born, Raimbaut de Vaqueiras, Peire Vidal, Folquet de Marseille.

  • Bernart de Ventadour nacque nel 1145 alla corte di Elbe II, visconte di Ventadour. Nonostante fosse figlio di servi, il suo stesso signore volle allevarlo educandolo alla musica e alla poesia, ma lo cacciò da corte quando scoprì che era diventato l’amante di sua moglie. Bernart si trasferì così alla corte di Eleonora d’Aquitania ad Anjou, e poi a quella di Raimondo, conte di Tolosa, dove rimase fino alla morte del conte.  Trascorse gli ultimi anni nel monastero di Dalon, dove morì nel 1195. Fu il più famoso dei trovatori del suo tempo, anche se di lui ci sono giunte solo 45 poesie e 19 melodie. La più famosa delle sue canzoni è “Can vei la lauzeta mover” (“Quando vedo l’allodola agitarsi”).  

  • Raimbaut de Vaqueiras nacque nel 1150 da umile famiglia, nella cittadina di Vaqueiras, nella Francia del sud.  Entrato ben presto al servizio del Marchese di Monferrato e di suo figlio Bonifacio, venne innalzato allo stato nobiliare per aver salvato la vita al suo signore, nel corso di una campagna militare in Sicilia.  Sempre al servizio dei Monferrato prese parte alla IV Crociata. Morì nel 1207 assieme a Bonifacio, trucidato con tutta probabilità in Grecia da predoni bulgari. Kalenda maya (Calendimaggio) è il brano più conosciuto di questo trovatore. Deriva il suo titolo dalla festa popolare della primavera che si celebrava il primo giorno di Maggio. 

Nel nord della Francia lo stile dei trovatori fu ripreso dai trovieri nella lingua d’Oïl (la lingua che darà origine al francese moderno). Essi appartennero alla società aristocratica del nord della Francia o furono menestrelli erranti: tra i primi, Conon de Béthune, Gace brulé, Gui de Coucy, T. de Champagne; tra i secondi Colin Muset e Jean Bodel. Anche se sotto il profilo melodico e ritmico il repertorio dei trovieri presenta vistose analogie con quello trovadorico, se ne distaccano per la maggior enfasi posta sull’uso di forme peculiarmente musicali: non a caso le forme predilette dai trovieri, il rondau, il virerai e la ballade, hanno costituito il nucleo della tecnica compositiva dell’esperienza musicale europea, ponendo le strutture fondamentali dell’esperienza polifonica profana sino a tutto il XIV secolo e a parte del XV secolo. Gli schemi formali più differenziati dei trovieri costituirono pertanto il fondamento di molti generi musicali fino al rinascimento e delle elaborazioni polifoniche di Adam de la Halle, G. Dufay e G. Binchois.

Complessivamente sono giunte fino a noi 264 melodie di trovatori e quasi 2000 di trovieri. Dal punto di vista musicale queste melodie risentono dell’influsso del canto gregoriano, del quale conservano l’andamento monodico. Di esse è possibile solo interpretare l’altezza delle note, non il ritmo che, nella notazione dell’epoca, non era ancora precisato.

Non abbiamo notizie precise sugli strumenti musicali usati per accompagnare i canti, ma le miniature medioevali raffigurano i trovatori quasi sempre con strumenti a corde quali la viella, il liuto e vari tipi di arpa.

Il canto dei trovatori fu particolarmente apprezzato in Germania dove ispirò i cavalieri poeti e musicisti,  minnesänger. Il loro movimento poetico, affine allo stilnovo italiano, iniziò in Germania alla fine del XII secolo sul modello dei trovatori provenzali, ma il Minnesang tedesco è però lontano sia dall’intellettualismo dello stilnovo che dalla sensualità trobadorica. E’ nella lirica cortese del Minnesang che ebbe la sua prima codificazione colta il lied profano, prima radice della felice tradizione del lied tedesco.

I canti goliardici

Con il sorgere della civiltà comunale, nelle città i costumi si erano evoluti ed erano cambiate le abitudini e il modo di vivere. Accanto ai valori dello spirito acquistavano ora maggior importanza

anche i valori terreni. Si aprono così scuole e università che favoriscono il diffondersi della cultura al di fuori dell’ambiente della Chiesa. E’ in questo ambiente che nasce un genere particolare di musica monodica profana, i canti goliardici, creati dai “clerici vagantes”, giovani studenti che si spostavano da una scuola all’altra attratti dalla fama di un grande maestro o dal desiderio di avventura e novità. La raccolta più celebre di questi canti è costituita dai “Carmina Burana”, risalenti alla prima metà del XIII secolo, che ispirarono C, Orff nella creazione della cantata scenica omonima. Questi canti, scritti in latino mescolato con la lingua volgare,  sono stati tramandati in un manoscritto rinvenuto nel 1803 presso il monastero benedettino tedesco di Benediktbeuren (il nome carmina burana significa infatti “Canti di Beuren”). I temi esaltati sono la passione amorosa, il vino e il divertimento in genere e spesso ironizzano, anche in modo blasfemo, sui temi religiosi. La musica, scritta con una notazione approssimativa, trova ispirazione sia dalle melodie dei trovatori che dai canti gregoriani.  

Ascolta i Carmina Burana  

Gli strumenti musicali

Nei primi secoli del cristianesimo gli strumenti musicali erano stati vietati nella musica sacra. Essi non erano ritenuti degni di essere usati per accompagnare i canti religiosi, che dovevano essere eseguiti dalle sole voci. Con l’affermarsi della musica profana gli strumenti musicali cominciano a diffondersi: menestrelli, giullari, trovatori li utilizzavano come accompagnamento per le loro canzoni e danze. L’indagine sugli strumenti musicali medievali è basata quasi esclusivamente su materiale iconografico, essendo scarso il contributo proveniente dalle fonti letterarie e praticamente nulle le risorse attendibili come reperti.

Tra i primi strumenti da ricordare vi è la ghironda (foto), uno strumento cordofono che possedeva tre corde, probabilmente all’unisono e suonate simultaneamente. Era originariamente lunga da 1,5 a 2 metri, sostenuta e suonata da due esecutori seduti, ma in seguito venne modificata e costruita in dimensioni portatili, con cassa armonica piatta e corde in numero variabile poste in vibrazione da una ruota situata all’interno della cassa e azionata da una manovella.

Manoscritti del IX-X secolo mostrano poi due generi di liuto (foto): un liuto lungo, dotato di un manico sottile lungo due o tre volte la cassa, e un liuto corto, di circa un metro e mezzo in totale. Di antichissima origine orientale, il liuto venne introdotto durante il Medioevo in Spagna dagli arabi (da cui era chiamato ud, “legno”) e da qui venne portato in tutta Europa, raggiungendo la massima diffusione durante l’età rinascimentale.

Nata come strumento di segnalazione, la tromba naturale (foto) si rivelò adatta anche per un uso artistico: la grande lunghezza del tubo sonoro permetteva ai suonatori più esperti di articolare, esclusivamente per mezzo delle labbra, melodie piuttosto complesse. Le cennamelle o ciaramelle (foto) e le cornamuse (foto) erano però gli strumenti a fiato più diffusi per un uso musicale: a doppia ancia, come il moderno oboe, essi possiedono un suono caldo e penetrante adatto per accompagnare le danze e in generale la musica all'aperto.

Il Medioevo possedette inoltre flauti traversi (foto), provenienti da Bisanzio, dall’Etruria e da Roma, e flauti dritti (foto). I materiali preferiti di costruzione erano gli ossi lunghi degli animali, per la loro lunghezza, la forma diritta e la facilità di lavorazione, ma un altro materiale molto usato era la canna di palude, dalla quale potevano essere ricavati sia flauti diritti che traversi.

Nell'alto Medioevo molto diffusa era l’arpa (foto), conosciuta come cythara, che si differenziava dal salterio (foto) poiché, in quest’ultimo, il piano di giacenza delle corde risultava parallelo a quello della tavola armonica. Essa non fu probabilmente originaria dell'Occidente, ma l'Irlanda fu uno dei primi paesi dell'Europa ad adottarla e da lì essa si è diffusa sul continente grazie ai menestrelli irlandesi che correvano numerosi nell'Europa del primo Medioevo. Dal punto di vista strutturale, le arpe differivano grandemente nelle dimensioni: alcune erano piccole abbastanza da essere trasportate appese a una cinghia, altre invece erano troppo grandi per risultare portatili.

Il più importante strumento ad arco medievale era la viella (foto). Grazie al numero di corde, da tre a cinque, e alle differenti accordature, essa si prestava a svariate funzioni divenendo il mezzo privilegiato per l'accompagnamento del canto da parte di trovatori e musicisti sia professionisti sia dilettanti. La ribeca (foto) è invece lo strumento ad arco medioevale di piccola taglia e dal suono più acuto. Provvisto di due o tre corde, è formato da una piccola cassa piriforme di legno duro che costituisce un unico corpo con il manico, sopra il quale è applicata una tastiera. La ribeca europea è derivata dal rebab arabo, introdotto in Spagna con l'invasione del Mori.

Per quanto riguarda gli strumenti a percussione, a partire dal XII secolo si hanno testimonianze del tamburo (foto), pressoché inutilizzato per tutto l’alto Medioevo e poi adottato come strumento militare. Gli strumenti idiofoni, quali sonagli e campanelli (foto) , venivano spesso utilizzati secondo finalità pratiche piuttosto che musicali.

In Europa iniziò a quest’epoca la fabbricazione di organi pneumatici, prodotti in Spagna già verso la metà del V secolo e in Inghilterra attorno all’VII secolo. L'organo è senza dubbio lo strumento musicale più complesso dell'epoca medioevale per i numerosi problemi costruttivi connessi al sistema di funzionamento che prevede: la tastiera, a cursori o a tasti, che comanda una serie di valvole sotto pressione, ognuna delle quali è collegata a una canna; la camera d'aria a tenuta stagna, detta somiere, nella quale sono collocate le valvole, nonché il gioco di leve e tiranti che collega la tastiera alle valvole, permettendo la loro apertura e chiusura e producendo così i suoni; le canne o tubi sonori di legno, piombo o stagno; uno o più mantici per l'approvvigionamento dell'aria necessaria alla produzione del suono. Inizialmente ad uso profano, l'organo assunse nel tempo un importante ruolo nelle funzioni religiose divenendo lo strumento principe della musica sacra. Accanto al grande organo di chiesa, il Medioevo conobbe anche l’organo portativi (foto), appeso al collo del suonatore e utilizzato per usi profani.

  Ascolta e scarica liberamente mp3 dal sito: Dramsam Centro Giuliano di Musica Antica 

Per approfondimenti:

- Alberto Gallo, La polifonia nel Medioevo, Storia della musica, EDT, 1991
- Voci, ritmi e strumenti del Medioevo
, a cura di Maurizio Padovan, Maurizio Mingardi e Nicola Sansone, Provincia di Milano, 1997
- Richard H. Hoppin, Medieval Music. New York, W.W. Norton & Co., 1978. ISBN 0-393-09090-6
- Harold Gleason and Warren Becker, Music in the Middle Ages and Renaissance Bloomington, Indiana. Frangipani Press, 1986. ISBN 0-89917-034-X
- Elizabeth Aubrey, "Music of the Troubadours", 1996.

- Sui trovatori: http://www.csssstrinakria.org/trovatori.htm
- Le opere complete dei trovatori: http://www.trobar.org/troubadours/
- Cenni biografici dei più noti Trovatori e Trovieri: http://www.jongleurs.it/menu.htm?pagina=http%3A//www.jongleurs.it/musica/musica4.htm

- Sui Goliardi e i Carmina Burana: http://www.cronologia.it/storia/tabello/tabe1585.htm
- Canti Goliardici: http://digilander.libero.it/zioprudenzio/gaudeamus.html

- Sugli strumenti musicali: http://www.harmoniae.com/strumenti_intro.cfm
                                      http://www.granieri.us/db=/musica/~strumenti_medioevo/sommario.htm
                                      http://www.mondimedievali.net/Sire/corde.htm

- Gli strumenti della musica medievale - ricostruzioni e raffronto con immagini oggetto di studio dell’Iconografia Musicale (un sito straordinario): http://www.jongleurs.it/menu.htm?pagina=http%3A//www.jongleurs.it/iconografia/strumenti0.htm

 

Discografia:

- The Testament of Tristan - Songs of Bernart de Ventadorn (1125-1195), troubadour to the court of Eleanor of Aquitaine, Martin Best, Hyperion CDA 66211

- Su Bernart de Ventadour: http://www.medieval.org/emfaq/composers/trobador/ventadorn.html

- Sito dell'ensamble Micrologus (con esempi musicali): http://www.micrologus.it

- Sito dell'ensemble di musica medioevale La Reverdie: http://www.lareverdie.com/ - Discografia

- Discografia dell'ensembel Organum, uno dei più celebrati complessi al mondo fra quelli che si occupano di musica medievale: http://www.organum-cirma.fr/index_fichiers/Page328.htm

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