Il
presente fascicolo, costituito dalla raccolta di articoli e da molto
studio ed
esperienza,
vuole essere uno strumento d’informazione e di aiuto a chi desidera
avvicinarsi
al CANTO GREGORIANO, ma anche un documento di fissazione della
conoscenza
e della memoria per coloro che per passione e con il cuore si dedicano a
mantenere
viva questa modalità di pregare.
E’
un semplice invito: “Venite e vedrete” (Gv 1.39) a coloro che
desiderano condividere
un
tratto di cammino.
Giovanni
Vianini
PERCHÉ
CANTARE ANCORA OGGI IL GREGORIANO?
Tre
possono essere i motivi per cui all’inizio del terzo millennio ci si può
interessare
al
canto gregoriano.
1)
Un motivo spirituale. Chi vive la fede cristiana s’accorge come
la Parola di Dio
necessiti di una mediazione che vada al di là della spiegazione
filologica e
dell’applicazione moraleggiante. Percepire la voce di Dio nella sua Parola è un’azione
del
cuore in ascolto di quanto le parole della Bibbia non riescono a
esprimere. La
musica
è il linguaggio privilegiato del cuore: di Dio e dell’uomo. Il canto
gregoriano ha la forza
di
incantare, distogliere il cuore dalle preoccupazioni perché si dilati e
si orienti a Dio
nell’adorazione
e nel silenzio attonito.
2)
Un motivo culturale. Chi è attento alle opere dello spirito umano,
avverte la
grandezza
dell’arte poetica, la capacità di comunicare a livello profondo di
emozioni con
linguaggi
che spesso non sono ordinari. Il canto gregoriano è un itinerario di
bellezza e di
armonia.
Esso riassume l’esperienza poetica di decine di generazioni a partire
dall’antico
Israel
fino alle espressioni mutuate dalle tante e diverse culture dove il
cristianesimo ha
portato
il Vangelo, ricevendo in cambio nuove possibilità di comunicazione
musicale.
3)
Un motivo antropologico. Molti brani del repertorio gregoriano sono
costruiti
secondo
particolari tecniche musicali sperimentate in ambito semitico (maqam) e
indiano
(raga).
La melodia si muove su particolari circuiti mentali che obbligano a
percorrere
determinati
itinerari legati alla memoria e alle
sue
variazioni, il tutto segnato da alternanza di
conosciuto
e di ignoto, di presente e di rimosso.
Sotto
questo aspetto il cantare e anche il solo
ascoltare
le melodie gregoriane può costituire un
momento
forte di terapia che permette alla
mente
di ricuperare la verità di se stessa.
Prof.
Giacomo Baroffio
LA
STORIA
Con
la predicazione del Vangelo, 2000 anni fa, si diffonde anche il culto
cristiano: la liturgia.
Ogni religione celebra la sua liturgia
e canta nella sua propria lingua. Questa differenza di
lingue si è conservata fino ai nostri
giorni per le liturgie mediorientali. L'occidente
mediterraneo si comporta diversamente.
Dopo due secoli di liturgia in greco, adotta il latino.
Ogni regione dell'occidente cristiano
comincia così a comporre il proprio repertorio di canti
sacri: la lingua è comune ma i testi e
le melodie sono differenti. Esiste un canto "beneventano"
e "aquileiano" per il sud
dell'Italia, "romano" per la città di Roma e le sue dipendenze,
"Ambrosiano" per Milano e il
nord dell'Italia, "ispanico" ai piedi dei Pirenei, "gallicano"
nelle
terre della Gallia romana e
"celtico" per il nord ovest dell'Europa.
Di
tutti questi repertori latini il solo canto ambrosiano è sopravvissuto
fino ai nostri giorni. La
costruzione delle grandi basiliche
romane permette al culto di prendere uno slancio ed
acquisire una nuova solennità. Tutte
le arti vi concorrono, soprattutto il canto liturgico. Fino a
quel momento gran parte del canto era
riservata al solista. Dal V secolo nasce la schola
cantorum composta da una ventina di
chierici a servizio del canto sacro. Queste scholae
elaborano, nel corso del V-VI secolo,
un repertorio di canto in armonia con lo svilupparsi della
liturgia. Alla fine del VI secolo la
composizione del corpus delle melodie romane è compiuta.
Verso
il 760 assistiamo ad un avvicinamento tra il regno franco dei pipinidi
(Pipino il breve e
poi il figlio Carlo Magno) e il papato
(Stefano II e i suoi successori). Pipino adotterà la liturgia
romana nel suo regno per assicurare una
unità religiosa e, attraverso questo, consolidare
l'unità politica. L'introduzione della
liturgia romana implica praticamente la soppressione del
repertorio dei canti gallicani, fino ad
allora in uso nelle regioni franche, e la loro sostituzione
con il repertorio romano. IL testo dei
canti romani, consegnato per iscritto nei codici, si
impone facilmente e diviene il testo di
riferimento. Nonostante ciò, per la melodia non
succederà la stessa cosa. L'andatura
generale del canto romano e la sua architettura modale
sono spesso accolti dai musicisti
gallicani, ma essi lo rivestiranno di una ornatura
completamente differente: quella cui
erano abituati. Al posto di una sostituzione di un
repertorio assistiamo ad una
ibridazione.
Bisognerà
attendere un altro secolo per avere i primi codici per il canto con una
notazione
musicale: i primi che ci siano
pervenuti sono della
fine del IX secolo, ma soprattutto del corso
del X secolo. Come per ogni canto
liturgico dell'antichità, il nuovo repertorio nasce dalla
tradizione orale. Questa tradizione però
si interrompe con la soppressione di un repertorio
locale e la sostituzione con un
repertorio straniero (romano-franco). Questa imposizione del
nuovo repertorio alla totalità
dell'occidente incontra molte resistenze: in Gallia, a Milano, a
Roma e in Spagna. Due elementi hanno
invece influito al successo della sua diffusione:
l'invenzione di un processo di scrittura della melodia (pietra miliare
nella storia della musica)
e l'attribuzione della composizione del
nuovo canto a uno dei personaggi più illustri
dell'antichità cristiana: il papa
Gregorio Magno (590) da dove verrà il nome di "canto
gregoriano".
Molte
cause concorreranno alla decadenza del canto gregoriano. Anzitutto il
progresso della
notazione, in quanto se le prime
scritture non indicavano che la scansione ritmica, dopo
l'apparizione progressiva delle linee,
poi delle note guida e delle chiavi e infine
dell’interconnessione nel sistema
della portata di chiavi e note guida, le sfumature ritmiche
divengono difficili da eseguire. Prima
della scrittura musicale si cantava a memoria. Nei
decenni che vedono l'elaborazione della
notazione, si canta ancora a memoria, il solo cantore
ricorre al libro per prepararsi prima
della cerimonia. Una volta fissato il sistema di notazione
si canta con gli occhi fissi sul libro.
Poco a poco il ruolo della memoria si atrofizza. Incomincia
così una nuova tappa della storia
della musica. In seguito, nel IX secolo, si sviluppa il tropo
(ovvero la sillabazione dei melismi di
certi generi come l'Alleluia) che contribuisce a snaturare
il ritmo. Infine la polifonia, tramite
un semplice sdoppiamento alla quarta, annichilisce le
virtuosità modali della melodia
monodica originale, mentre lo sforzo degli interpreti per
assicurare una simultaneità di
esecuzione ne compromette l'agilità ritmica. Verso la fine del
medio evo (XV sec.) il canto gregoriano
è entrato in una fase di completa decadenza.
Nel
1833, Dom Guèranger, fondatore dell'abbazia di Solesmes, poco musicista
ma uomo di
gusto, affronta l'opera di
restaurazione del canto gregoriano con entusiasmo. Inizia ad
imporsi sull'esecuzione e chiede ai
suoi monaci di rispettare, nel loro canto, il primato del
testo: pronuncia, accentazione e
fraseggio, per la sua comprensione al servizio della preghiera.
Non è il solo a ricercare la cantilena
gregoriana primitiva, ma è parte di un largo movimento di
interesse per il canto sacro. E'
tuttavia a Solesmes che la restaurazione assume la dimensione
scientifica richiesta. I primi studi di
comparazione tra i manoscritti antichi, portati avanti da
Dom Jausions, furono continuati da Dom
Pothier. E' Dom Mocquerau che svilupperà questa
impresa scientifica costituendo una
collezione di facsimile dei principali manoscritti di canto
racchiusi nelle biblioteche europee.
Creò inoltre anche l'atelier e la pubblicazione di
"Paleografia Musicale"
(1889). Ma la restaurazione del canto gregoriano non è finita perché il
Concilio Vaticano II (1963-1965) ha
richiesto "una edizione più critica dei libri di canto già
editi". Per portare a buon fine
questa missione, i ricercatori di oggi sono poderosamente
aiutati dalle opere di Dom Cardine. E'
grazie a lui, che sono state chiarite le leggi che reggono
la scrittura dei neumi primitivi,
gettando le basi di una "Edizione Critica del graduale Romano".
La
parola "restaurazione" non sta a significare solo l'affinamento
nella restituzione melodica
dei pezzi ma ha la pretesa di ridare
spazio al canto gregoriano nella liturgia viva di una
assemblea. Ci sono altresì intere
comunità che si dedicano alla restaurazione del canto
gregoriano, ma in maniera nascosta, e
senza la minima pretesa musicologica.
BREVE
CRONOLOGIA DEL CANTO GREGORIANO

313.
I cristiani, liberi di professare la loro fede, portano con sé dalle
catacombe delle
melodie semplici sulle parole dei
salmi, come facevano gli Apostoli a
Gerusalemme.
396.
Agostino piange ascoltando i canti che i fedeli di Milano elevano a Dio
nel duomo.
V-VII
sec.
Il repertorio latino si diversifica nei testi e nel modo di
cantare secondo le aree
geografiche: a Roma non come in Gallia
e nella Spagna Visigota.
600
ca. Il Papa Gregorio Magno inizia
una politica d'unificazione delle liturgie occidentali,
con l'aiuto dei Capetingi. Il nuovo
repertorio liturgico-melodico che ne risulta, sarà
denominato canto “gregoriano”.
VII-IX
sec.
Apogeo del canto gregoriano. un'epoca di intensa
composizione. I compositori
anonimi, sulla base dei canti salmici,
amplificano le melodie che daranno vita alle Antifone
d'Ingresso e di Comunione della Messa,
o creano dei brani musicali per scuole o solisti: gli
Alleluia e i Graduali. I fedeli, monaci
o cantori imparano tutto a memoria: la trasmissione del
canto avviene per via orale.
850
ca. Invenzione delle prime scritture
musicali. L'utilizzo dei ‘neumi’ cioè di segni scritti a
penna su pergamena, permette di
annotare in maniera precisa il ritmo e l'espressione del
canto; ciò aiuta nella memorizzazione
delle melodie, ma non dà ancora l'intervallo tra le note.
1050
ca. Il monaco Guido d'Arezzo precisa
la scrittura per definire l'intervallo tra le note
dando loro un nome, Ut-Re-Mi-Fa-Sol-La,
e mettendo a punto il sistema del tetragramma.
Questa invenzione segna purtroppo
l'inizio della decadenza del canto gregoriano. Una volta
sostituita la memoria con la lettura
delle note, il canto diventa più matematico e perde in
freschezza. Nascono le prime
polifonie, basate sul gregoriano. Il ritmo non è più basato sulla
parola latina, ma è fissato con delle
misure.
Il canto gregoriano avrà allora aperto
la strada alla musica moderna, e grandi compositori
come Bach o Mozart attingeranno tanto
da questo antico canto.
1840.
Il canto gregoriano è chiamato ‘cantus planus’ talmente ha perso
della sua autenticità: è
diventato noioso, lento, senza vita. I
monaci benedettini dell'Abbazia di Solesmes (Francia)
iniziano allora una lunghissima opera
di ricerca scientifica, basata sui manoscritti che i
monaci pazientemente copiano e
fotografano in tutte le abbazie e biblioteche d'Europa.
Grazie a questi monaci, il canto
gregoriano tende a ritrovare la sua autenticità: un potente
strumento di preghiera.
1903.
Papa Pio X definisce il canto gregoriano come canto proprio
della Chiesa romana e
propone al popolo cristiano di pregare
in bellezza.
1962.
Il Concilio Vaticano II verrà a confermare con la sua autorità
l'uso di questo canto
sempre praticato nella Chiesa con le
seguenti parole: ‘La Chiesa riconosce il canto gregoriano
come proprio della liturgia romana:
perciò, nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si
riservi il posto principale’ (S.C.
116).
M°
Giovanni Vianini
_________________________________________________________________________
APPROFONDIMENTI:
http://www.cantoambrosiano.com
http://www.cantogregoriano.it/vianini.htm
GIOVANNI
VIANINI.
Milanese ma di origini cremonesi, inizia la sua attività musicale a
otto anni come cantore nella Cappella Musicale del Duomo di Milano.
Principalmente il suo impegno musicale è rivolto allo studio,
divulgazione e pratica in liturgia del canto Ambrosiano e Gregoriano: al
suo attivo vi sono 49 anni di servizio liturgico come cantore, organista e
direttore di coro. E’ direttore del coro Schola Gregoriana
Mediolanensis, da lui formata nel 1981. Nell' Ottobre del 2000 ha
ricevuto dall' Arcivescovo di Milano S. E. Card. Carlo Maria Martini una
medaglia come segno di riconoscimento per il lavoro svolto nel canto
ambrosiano e gregoriano.
RECAPITI:
Via U. Masotto 30, 20133 - MILANO
tel/fax 02-70.100.338
e.mail giovannivianini@aliceposta.it
____________________________________________________________________________________