METODO DI CANTO GREGORIANO (parte prima)

Presentiamo qui un interessante e completa raccolta di articoli sul Canto Gregoriano, comprendenti sia informazioni storiche sulla sua origine che spiegazioni sulla notazione e consigli pratici sull'esecuzione. Ringrazio il M° Giovanni Vianini, direttore della Schola Gregoriana Mediolanensis, per averci cortesemente messo a disposizione questo suo prezioso materiale.

Dott.ssa Laura Sacchiero

Il presente fascicolo, costituito dalla raccolta di articoli e da molto studio ed esperienza, vuole essere uno strumento d’informazione e di aiuto a chi desidera avvicinarsi al CANTO GREGORIANO, ma anche un documento di fissazione della conoscenza e della memoria per coloro che per passione e con il cuore si dedicano a mantenere viva questa modalità di pregare.

E’ un semplice invito: “Venite e vedrete” (Gv 1.39) a coloro che desiderano condividere un tratto di cammino.  

Giovanni Vianini

 

 

 

PERCHÉ CANTARE ANCORA OGGI IL GREGORIANO?

Tre possono essere i motivi per cui all’inizio del terzo millennio ci si può interessare al canto gregoriano.

1) Un motivo spirituale. Chi vive la fede cristiana s’accorge come la Parola di Dio necessiti di una mediazione che vada al di là della spiegazione filologica e dell’applicazione moraleggiante. Percepire la voce di Dio nella sua Parola è un’azione del cuore in ascolto di quanto le parole della Bibbia non riescono a esprimere. La musica è il linguaggio privilegiato del cuore: di Dio e dell’uomo. Il canto gregoriano ha la forza di incantare, distogliere il cuore dalle preoccupazioni perché si dilati e si orienti a Dio nell’adorazione e nel silenzio attonito.

2) Un motivo culturale. Chi è attento alle opere dello spirito umano, avverte la grandezza dell’arte poetica, la capacità di comunicare a livello profondo di emozioni con linguaggi che spesso non sono ordinari. Il canto gregoriano è un itinerario di bellezza e di armonia. Esso riassume l’esperienza poetica di decine di generazioni a partire dall’antico Israel fino alle espressioni mutuate dalle tante e diverse culture dove il cristianesimo ha portato il Vangelo, ricevendo in cambio nuove possibilità di comunicazione musicale.

3) Un motivo antropologico. Molti brani del repertorio gregoriano sono costruiti secondo particolari tecniche musicali sperimentate in ambito semitico (maqam) e indiano (raga). La melodia si muove su particolari circuiti mentali che obbligano a percorrere determinati itinerari legati alla memoria e alle sue variazioni, il tutto segnato da alternanza di conosciuto e di ignoto, di presente e di rimosso. Sotto questo aspetto il cantare e anche il solo ascoltare le melodie gregoriane può costituire un momento forte di terapia che permette alla mente di ricuperare la verità di se stessa.

Prof. Giacomo Baroffio

LA STORIA

Con la predicazione del Vangelo, 2000 anni fa, si diffonde anche il culto cristiano: la liturgia. Ogni religione celebra la sua liturgia e canta nella sua propria lingua. Questa differenza di lingue si è conservata fino ai nostri giorni per le liturgie mediorientali. L'occidente mediterraneo si comporta diversamente. Dopo due secoli di liturgia in greco, adotta il latino. Ogni regione dell'occidente cristiano comincia così a comporre il proprio repertorio di canti sacri: la lingua è comune ma i testi e le melodie sono differenti. Esiste un canto "beneventano" e "aquileiano" per il sud dell'Italia, "romano" per la città di Roma e le sue dipendenze, "Ambrosiano" per Milano e il nord dell'Italia, "ispanico" ai piedi dei Pirenei, "gallicano" nelle terre della Gallia romana e "celtico" per il nord ovest dell'Europa.

Di tutti questi repertori latini il solo canto ambrosiano è sopravvissuto fino ai nostri giorni. La costruzione delle grandi basiliche romane permette al culto di prendere uno slancio ed acquisire una nuova solennità. Tutte le arti vi concorrono, soprattutto il canto liturgico. Fino a quel momento gran parte del canto era riservata al solista. Dal V secolo nasce la schola cantorum composta da una ventina di chierici a servizio del canto sacro. Queste scholae elaborano, nel corso del V-VI secolo, un repertorio di canto in armonia con lo svilupparsi della liturgia. Alla fine del VI secolo la composizione del corpus delle melodie romane è compiuta.

Verso il 760 assistiamo ad un avvicinamento tra il regno franco dei pipinidi (Pipino il breve e poi il figlio Carlo Magno) e il papato (Stefano II e i suoi successori). Pipino adotterà la liturgia romana nel suo regno per assicurare una unità religiosa e, attraverso questo, consolidare l'unità politica. L'introduzione della liturgia romana implica praticamente la soppressione del repertorio dei canti gallicani, fino ad allora in uso nelle regioni franche, e la loro sostituzione con il repertorio romano. IL testo dei canti romani, consegnato per iscritto nei codici, si impone facilmente e diviene il testo di riferimento. Nonostante ciò, per la melodia non succederà la stessa cosa. L'andatura generale del canto romano e la sua architettura modale sono spesso accolti dai musicisti gallicani, ma essi lo rivestiranno di una ornatura completamente differente: quella cui erano abituati. Al posto di una sostituzione di un repertorio assistiamo ad una ibridazione.

Bisognerà attendere un altro secolo per avere i primi codici per il canto con una notazione musicale: i primi che ci siano pervenuti sono della fine del IX secolo, ma soprattutto del corso del X secolo. Come per ogni canto liturgico dell'antichità, il nuovo repertorio nasce dalla tradizione orale. Questa tradizione però si interrompe con la soppressione di un repertorio locale e la sostituzione con un repertorio straniero (romano-franco). Questa imposizione del nuovo repertorio alla totalità dell'occidente incontra molte resistenze: in Gallia, a Milano, a Roma e in Spagna. Due elementi hanno invece influito al successo della sua diffusione: l'invenzione di un processo di scrittura della melodia (pietra miliare nella storia della musica) e l'attribuzione della composizione del nuovo canto a uno dei personaggi più illustri dell'antichità cristiana: il papa Gregorio Magno (590) da dove verrà il nome di "canto gregoriano".

Molte cause concorreranno alla decadenza del canto gregoriano. Anzitutto il progresso della notazione, in quanto se le prime scritture non indicavano che la scansione ritmica, dopo l'apparizione progressiva delle linee, poi delle note guida e delle chiavi e infine dell’interconnessione nel sistema della portata di chiavi e note guida, le sfumature ritmiche divengono difficili da eseguire. Prima della scrittura musicale si cantava a memoria. Nei decenni che vedono l'elaborazione della notazione, si canta ancora a memoria, il solo cantore ricorre al libro per prepararsi prima della cerimonia. Una volta fissato il sistema di notazione si canta con gli occhi fissi sul libro. Poco a poco il ruolo della memoria si atrofizza. Incomincia così una nuova tappa della storia della musica. In seguito, nel IX secolo, si sviluppa il tropo (ovvero la sillabazione dei melismi di certi generi come l'Alleluia) che contribuisce a snaturare il ritmo. Infine la polifonia, tramite un semplice sdoppiamento alla quarta, annichilisce le virtuosità modali della melodia monodica originale, mentre lo sforzo degli interpreti per assicurare una simultaneità di esecuzione ne compromette l'agilità ritmica. Verso la fine del medio evo (XV sec.) il canto gregoriano è entrato in una fase di completa decadenza.

Nel 1833, Dom Guèranger, fondatore dell'abbazia di Solesmes, poco musicista ma uomo di gusto, affronta l'opera di restaurazione del canto gregoriano con entusiasmo. Inizia ad imporsi sull'esecuzione e chiede ai suoi monaci di rispettare, nel loro canto, il primato del testo: pronuncia, accentazione e fraseggio, per la sua comprensione al servizio della preghiera. Non è il solo a ricercare la cantilena gregoriana primitiva, ma è parte di un largo movimento di interesse per il canto sacro. E' tuttavia a Solesmes che la restaurazione assume la dimensione scientifica richiesta. I primi studi di comparazione tra i manoscritti antichi, portati avanti da Dom Jausions, furono continuati da Dom Pothier. E' Dom Mocquerau che svilupperà questa impresa scientifica costituendo una collezione di facsimile dei principali manoscritti di canto racchiusi nelle biblioteche europee. Creò inoltre anche l'atelier e la pubblicazione di "Paleografia Musicale" (1889). Ma la restaurazione del canto gregoriano non è finita perché il Concilio Vaticano II (1963-1965) ha richiesto "una edizione più critica dei libri di canto già editi". Per portare a buon fine questa missione, i ricercatori di oggi sono poderosamente aiutati dalle opere di Dom Cardine. E' grazie a lui, che sono state chiarite le leggi che reggono la scrittura dei neumi primitivi, gettando le basi di una "Edizione Critica del graduale Romano".

La parola "restaurazione" non sta a significare solo l'affinamento nella restituzione melodica dei pezzi ma ha la pretesa di ridare spazio al canto gregoriano nella liturgia viva di una assemblea. Ci sono altresì intere comunità che si dedicano alla restaurazione del canto gregoriano, ma in maniera nascosta, e senza la minima pretesa musicologica.

BREVE CRONOLOGIA DEL CANTO GREGORIANO

313. I cristiani, liberi di professare la loro fede, portano con sé dalle catacombe delle melodie semplici sulle parole dei salmi, come facevano gli Apostoli a Gerusalemme.

396. Agostino piange ascoltando i canti che i fedeli di Milano elevano a Dio nel duomo.

V-VII sec. Il repertorio latino si diversifica nei testi e nel modo di cantare secondo le aree geografiche: a Roma non come in Gallia e nella Spagna Visigota.

600 ca. Il Papa Gregorio Magno inizia una politica d'unificazione delle liturgie occidentali, con l'aiuto dei Capetingi. Il nuovo repertorio liturgico-melodico che ne risulta, sarà denominato canto “gregoriano”.

VII-IX sec. Apogeo del canto gregoriano. un'epoca di intensa composizione. I compositori anonimi, sulla base dei canti salmici, amplificano le melodie che daranno vita alle Antifone d'Ingresso e di Comunione della Messa, o creano dei brani musicali per scuole o solisti: gli Alleluia e i Graduali. I fedeli, monaci o cantori imparano tutto a memoria: la trasmissione del canto avviene per via orale.

850 ca. Invenzione delle prime scritture musicali. L'utilizzo dei ‘neumi’ cioè di segni scritti a penna su pergamena, permette di annotare in maniera precisa il ritmo e l'espressione del canto; ciò aiuta nella memorizzazione delle melodie, ma non dà ancora l'intervallo tra le note.

1050 ca. Il monaco Guido d'Arezzo precisa la scrittura per definire l'intervallo tra le note dando loro un nome, Ut-Re-Mi-Fa-Sol-La, e mettendo a punto il sistema del tetragramma. Questa invenzione segna purtroppo l'inizio della decadenza del canto gregoriano. Una volta sostituita la memoria con la lettura delle note, il canto diventa più matematico e perde in freschezza. Nascono le prime polifonie, basate sul gregoriano. Il ritmo non è più basato sulla parola latina, ma è fissato con delle misure. Il canto gregoriano avrà allora aperto la strada alla musica moderna, e grandi compositori come Bach o Mozart attingeranno tanto da questo antico canto.

1840. Il canto gregoriano è chiamato ‘cantus planus’ talmente ha perso della sua autenticità: è diventato noioso, lento, senza vita. I monaci benedettini dell'Abbazia di Solesmes (Francia) iniziano allora una lunghissima opera di ricerca scientifica, basata sui manoscritti che i monaci pazientemente copiano e fotografano in tutte le abbazie e biblioteche d'Europa. Grazie a questi monaci, il canto gregoriano tende a ritrovare la sua autenticità: un potente strumento di preghiera.

1903. Papa Pio X definisce il canto gregoriano come canto proprio della Chiesa romana e propone al popolo cristiano di pregare in bellezza.

1962. Il Concilio Vaticano II verrà a confermare con la sua autorità l'uso di questo canto sempre praticato nella Chiesa con le seguenti parole: ‘La Chiesa riconosce il canto gregoriano come proprio della liturgia romana: perciò, nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale’ (S.C. 116).

M° Giovanni Vianini

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APPROFONDIMENTI:

http://www.cantoambrosiano.com  

http://www.cantogregoriano.it/vianini.htm  

GIOVANNI VIANINI.
Milanese ma di origini cremonesi, inizia la sua attività musicale a otto anni come cantore nella Cappella Musicale del Duomo di Milano. Principalmente il suo impegno musicale è rivolto allo studio, divulgazione e pratica in liturgia del canto Ambrosiano e Gregoriano: al suo attivo vi sono 49 anni di servizio liturgico come cantore, organista e direttore di coro. E’ direttore del coro Schola Gregoriana Mediolanensis, da lui formata nel 1981. Nell' Ottobre del 2000 ha ricevuto dall' Arcivescovo di Milano S. E. Card. Carlo Maria Martini una medaglia come segno di riconoscimento per il lavoro svolto nel canto ambrosiano e gregoriano.   

RECAPITI:
Via U. Masotto 30, 20133 - MILANO  
tel/fax 02-70.100.338
e.mail giovannivianini@aliceposta.it

 

 

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