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IL CANTO GREGORIANO
Il repertorio vocale gregoriano è
costituito da due gruppi distinti di canti, quelli legati all’Ufficio
(liturgia delle ore), basati essenzialmente sul canto dei salmi e
distribuiti nelle varie ore del giorno e della notte, e quelli della
Messa. All’interno dei canti della Messa occorre innanzi tutto
distinguere in: Canti del Proprium
Missae Introito, Graduale, Alleluja/ Tractus, Offertorio, Communio Canti dell’Ordinarium
Missae Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei I canti del Proprium variano nel corso dell’anno liturgico, sia per i testi, sia per la musica, in base alla festività, mentre nei canti dell’Ordinarium il testo è sempre il medesimo e le musiche variano, ma per grandi periodi, inoltre, lo stile dei canti dell’Ordinarium è generalmente sillabico a differenza di quello dei canti del Proprium che è più complesso e fiorito. A loro volta i canti del Proprium dal punto di vista della forma vanno distinti in canti antifonali (Introito, Offertorio, Communio) eseguiti da due cori alternati, e canti responsoriali (Graduale, Alleluja, Tractus) eseguiti da un solista che si alterna al coro.
I primi esempi di notazione musicale a noi pervenuti, i neumi, non indicavano esattamente la linea melodica da cantare, in quanto essi non specificavano né l’altezza assoluta delle note, né l’ampiezza esatta degli intervalli, dunque potevano costituire un valido aiuto per quei cantori che già conoscevano mnemonicamente le melodie, mentre risultavano assolutamente indecifrabili per coloro che non conoscevano precedentemente il canto. Si può formulare l’ipotesi che nel momento in cui il repertorio, divenuto troppo vasto, iniziò ad essere difficilmente ricordato, si cercarono dei modi dapprima per aiutare la memoria dei cantori, successivamente per fissarlo in modo inequivocabile (uso di notazioni diastematiche, alfabetiche e del tetragramma). La forma dei neumi in generale variava a seconda del monastero da cui provenivano i manoscritti, da qui la distinzione in notazione sangallese, metense, beneventana, aquitana etc. Tra le prime fonti ricordiamo in particolare i codici del monastero di San Gallo in Svizzera e quelli del monastero di Metz, questi ultimi particolarmente accurati nel fornire indicazioni ritmiche. Vanno inoltre citati il codice H 159 di Montpellier (XI sec.), particolarmente importante nel lavoro di decifrazione melodica del repertorio in quanto utilizza la doppia notazione neumatica ed alfabetica, ed il Graduale di Saint-Yrieix (XI sec.), che riporta una notazione diastematica a punti staccati e in cui si usa una linea a secco al fine di facilitare la lettura melodica. L’invenzione del rigo musicale si fa generalmente risalire a Guido D’Arezzo, il tetragramma, sistema di quattro linee con chiave mobile e notazione quadrata per noi indissolubilmente legato all’idea del canto gregoriano, sembra essersi sviluppato proprio dai concetti relativi alla notazione formulati nel trattato Prologus in Antiphonarium di Guido d’Arezzo. Giuseppina
Mascari Per saperne
di più…. A. Turco, Il canto gregoriano: corso fondamentale, Roma, Torre d'Orfeo, 1991. G. Baroffio, Musicus et cantor: il canto gregoriano e la tradizione monastica, Seregno, 1996 W.
Apel,
Il canto gregoriano: liturgia, storia notazione, modalità e tecniche
compositive, Lucca, LIM, 1998 |